Archivio per 25 gennaio 2012

“Le relazioni tra i generi” docenza di Mario De Maglie per la Provincia di Parma

Il 6 Febbraio 2012 per conto della Provincia di Parma ho tenuto nella città, insieme ad Alessandra Pauncz presidente del C.A.M., una docenza riguardante le relazioni tra i generi e le relazioni tra i generi in cui nascono comportamenti violenti da parte degli uomini sulle donne. La formazione è stata rivolta alla rete locale di tutela delle donne vittime di violenza, in particolare operatrici e operatori dei servizi sociali, dei servizi sanitari e ospedalieri, delle forze dell’ordine e dell’associazionismo.

Sono stati circa 60 gli iscritti, provenienti dai servizi di tutto il territorio provinciale. L’obiettivo è stato rafforzare e consolidare legami tra servizi e operatori diversi di un territorio ampio.

La realizzazione del percorso è stata a cura dell’Associazione Linea Rosa di Ravenna con il coinvolgimento dell’Associazione Centro Antiviolenza di Parma.
 

 
Presenti i seguenti enti, servizi e realtà associative:
Carabinieri di Parma e provincia
Polizia di Stato (ufficio minori e squadra mobile)
Polizia municipale di Parma, Noceto, Terre Verdiane, Pedemontana
Centro di Salute Mentale Distretto Valli Taro Ceno
Salute Donna Distretti di Langhirano, Parma e Borgotaro
Servizio di Neuropsichiatria Infantile Distretti di Fidenza e Parma
Azienda Ospedaliera di Parma (Pronto Soccorso e Ginecologia)
Presidi Ospedalieri di Vaio e di Borgotaro (Pronto Soccorso e Ginecologia)
Servizio sociale Distretto di Fidenza
Servizio sociale Comune di Parma
Servizio sociale Comune di Torrile
Servizio sociale Pedemontana sociale, Asp Sud Est e Asp Cav. Rossi Sidoli
Associazione PIM (persone in movimento)
Pozzo di Sicar 
Centro di Aiuto alla Vita 
Cooperativa Lunaria
Centro Antiviolenza di Parma

Di seguito il programma:

 

 PROGRAMMA FORMAZIONE CONGIUNTA ANNO 2012
"Violenza e stalking contro le donne"

Lunedì 6 febbraio 2012 – Parma-LE RELAZIONI FRA I GENERI (dott.ssa Alessandra
Pauncz e Dott. Mario De Maglie – Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti Firenze)

9,00 – 9,20 Accoglienza partecipanti
9,20 – 9,30 Presentazione del corso
9,30 – 13,00
· Le condizioni attuali, di vita, lavoro e relazione, che favoriscono il prodursi di
conflitti relazionali tra i generi, come terreno di coltura della violenza
· La violenza come “risposta” maschile alla ridefinizione del ruolo femminile
· lavorare con uomini violenti: progetti sperimentali ed approcci terapeutici
(sperimentazioni sul territorio)
13,00 – 14,00 pausa pranzo
14,00 – 16,00 attività in gruppo su situazioni concrete, casi, attività di role playing…
16,00 – 18,00 restituzione in plenaria

 

Il mito di Apollo e Dafne come invito alla riflessione sulla relazione “uomo che agisce violenza-donna che subisce violenza”

Il mito di Apollo e Dafne è la storia di un amore infelice, perché mai realizzato.

Il mito ha come prologo l'uccisione, da parte del dio Apollo, del serpente Pitone. Fiero di sé il dio del Sole si vanta della sua impresa con il dio dell'Amore Cupido, schernendolo per il fatto che le sue armi, arco e frecce, non sembravano adatte a lui. Cupido, deciso a vendicarsi dell’offesa, colpisce il dio con una freccia d’oro in grado di far innamorare alla follia, dei e mortali, della prima persona su cui avessero posato gli occhi dopo il colpo e questa sorte capita a Dafne. Il dio, protettore delle arti mediche, non riesce a trovare un farmaco per la ferita infertagli da Eros; proprio il nume che conosce presente, passato e futuro, lascia che la sua mente onniveggente sia offuscata dalla tenace passione per la bellissima Dafne, figlia del fiume Peneo e di Gea.

 La fanciulla, incurante dell’amore, preferisce aggirarsi per i boschi e dedicarsi alla caccia, essendo una sacerdotessa consacrata alla vergine Artemide (o alla madre Gea). Un giorno, Apollo la scorge da lontano e inizia a correrle incontro. Dafne si accorge del bellissimo giovane, alto, aitante, biondo e inizia a fuggire da lui. Forse è stata colpita dalla freccia dell’odio scoccata da Eros, desideroso di fare un dispetto ad Apollo (secondo una versione del mito) o forse vuole evitare di cadere in tentazione e di recare un torto alla divinità a cui si è consacrata, promettendo castità.

La fanciulla, impaurita, è costretta ad attraversare sterpaglie, graffiandosi la pelle e strappandosi le vesti, mentre Apollo continua a inseguirla accanitamente gridando il suo amore e avanzando proposte seducenti. Quando ormai sta per essere ghermita, Dafne, esausta, rivolge una preghiera al padre (o alla madre), affinché la sua forma,  causa di tanto tormento, sia tramutata in qualcos’altro. In pochi istanti la giovinetta si irrigidisce, i piedi divengono radici, le braccia rami, il corpo si ricopre di una ruvida scorza: si sta trasformando in un albero di alloro (in greco antico daphne significa appunto “alloro”). Apollo la raggiunge, ma è troppo tardi; riesce appena a rubarle un bacio, prima che anche la sua bocca sia ricoperta dalla corteccia.

In Dafne troviamo una donna vittima del desiderio accanito e possessivo di Apollo, dio-uomo, teso a soddisfare egoisticamente la sua volontà, senza tenere in considerazione la contrarietà e la sofferenza di lei, fino a rovinarle completamente e drasticamente la vita. E’ necessario però riflettere anche sul dolore di Apollo che ama senza essere ricambiato. E’ stato Cupido ad imporgli un desiderio di cui non ha il controllo. Non si sceglie di amare e non sempre si sa come amare, non tutto è spiegabile razionalmente. Apollo può conoscere il futuro, può prevedere come finirà il suo amore per Dafne, eppure porta comunque il suo amore per la ninfa alle sue tragiche conseguenze. Egli è il dio dell’ordine e del raziocinio, eppure compie atti irrazionali per amore. Il sentimento sconvolge la ragione.

Cosa fare quando ci sentiamo rifiutati o non accolti in quelli che sono i nostri sentimenti? Ci rassegniamo o al contrario, come Apollo, facciamo il possibile per far prevalere il nostro sentire rispetto al sentire dell’altro? In entrambi i casi nasce un dolore, il dolore di chi soffre in silenzio o il dolore di chi insegue egoisticamente e masochisticamente un rifiuto continuo. Molti sono in grado di accettare ed elaborare un rifiuto, per altri però la cosa è più difficile e non potendo contenere la rabbia e la sofferenza sono capaci di tramutarla in violenza. Tra odio e amore il confine è labile e sottile.

Riporto questo mito e le considerazioni che ne sono seguite perchè indicative di alcune delle dinamiche e dei vissuti che possono facilmente trovare spazioin una relazione di coppia in cui l'uomo agisce un comportamento violento nei confronti della propria compagna.

Corso di formazione per il trattamento di uomini autori di comportamenti violenti

A Marzo comincerà il "Corso di formazione per operator* che  vogliono lavorare con uomini che agiscono comportamenti violenti nelle relazioni affettive" organizzato dal C.A.M. Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti di Firenze di cui sono coordinatore. Oltre alla mia docenza è prevista anche quella di altri psicologi, psicoterapeuti e psichiatri che operano da anni su questo argomento e costituiscono il primo nucleo di esperti in Italia per quanto riguarda il trattamento di uomini autori di violenza.

Il corso consta di 10 incontri mensili da tenersi durante un weekend. Per maggiori info su date e costi contattarmi.

Il discorso tipico dello schiavo

Oggi voglio postare uno dei migliori video che circolano in rete: “Il discorso tipico dello schiavo” di Silvano Agosti.

Silvano Agosti è uno scrittore, regista e poeta bresciano. Il video che posto di seguito è una splendida e  direi “spietata” analisi delle attuali condizioni dell’uomo di oggi che non solo si è assuefatto a vivere in condizioni che gli tolgono dignità, ma ringrazia anche il meccanismo che lo rende schiavo.

Nella situazione storica nella quale ci troviamo oggi, il lavoro comincia a mancare a molt* o comunque non è più nelle sue forme tradizionali che garantivano una stabilità e sicurezza che permettevano  di avere delle garanzie ed una progettualità per il futuro. Sento spesso dire durante delle interviste ai lavoratori che loro vorrebbero solo lavorare per la loro dignità, perché detto in parole povere: “il lavoro nobilita l’uomo”. In realtà però “il nobile era tale proprio perché non lavorava”.

E’ necessario lavorare solo perché così ci è stato imposto e siamo assuefatti all’idea che non solo non ci siano alternative, ma che il tutto sia una cosa buona e giusta. Si potrebbe lavorare molto di meno e lavorare tutt* .

Fermo restando che ci sono sicuramente dei lavori che davvero riempiono di senso e di significato l’esistenza (il mio ne è un esempio, ma penso anche a tutti i lavori che includono l’espressione di doti fisiche, intellettuali o artistiche) altri potrebbero essere svolti in modo tale da poter dedicare la maggior parte del proprio tempo alle relazioni e alle proprie passioni.

Comunque non mi dilungo, pubblico il testo ed il video perché sono esaurienti meglio di ogni mia parola:

 

http://www.youtube.com/watch?v=5YANjIKfNEo

 

"Uno degli aspetti più micidiali dell'attuale cultura, è di far credere che sia l'unica cultura… invece è semplicemente la peggiore. Bèh gli esempi sono nel cuore di ognuno… per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare. Come si fa a rubare la vita agli esseri umani in cambio del cibo, del letto, della macchinetta…
Mentre fino ad ieri credevo che mi avessero fatto un piacere a darmi un lavoro, da oggi penso: "Pensa questi ****** che mi stanno rubando l'unica vita che ho, perché non ne avrò un'altra, ho solo questa… e loro mi fanno andare a lavorare 5 volte, 6 giorni alla settimana e mi lasciano un miserabile giorno…per fare cosa? come si fa in un giorno a costruire la vita?!"
Allora, intanto uno non deve mettere i fiorellini alla finestra della cella della quale è prigioniero perché sennò anche se un giorno la porta sarà aperta lui non vorrà uscire…
Deve sempre pensare, con una coscienza perfetta:
"Questi stanno rubandomi la vita, in cambio di due milioni e mezzo al mese, bene che vada, mentre io sono un capolavoro il cui valore è inenarrabile"
Non capisco perché un quadro di Van Gogh debba valere 77 miliardi e un essere umano due milioni e mezzo al mese, bene che vada.
Secondo me, poi, siccome c'è un parametro che, con le nuove tecnologie, i profitti sono aumentati almeno 100 volte… e allora il lavoro doveva diminuire almeno 10 volte! Invece no! L'orario di lavoro è rimasto intatto. Oggi so che che mi stanno rubando il bene più prezioso che mi è stato dato dalla Natura. Pensa alla cosa più bella che la Natura propone, che è quella di, mettiamo, di fare l'amore, no?!
Immagina che tu vivi in un sistema politico, economico e sociale dove le persone sono obbligate, con quello che le sorveglia, a fare l'amore otto ore al giorno… sarebbe una vera tortura… e quindi perché non dovrebbe essere la stessa cosa per il lavoro che non è certamente più gradevole di fare l'amore, no?! Per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana… certo c'ho mica il mitra alla nuca… lo faccio, perché faccio il discorso: "Meglio leccare il pavimento o morire?"
"Meglio leccare il pavimento" ma quello che è orrendo in questa cultura è che "leccare il pavimento" è diventata addirittura una aspirazione, capisci?
Ma è mostruoso che il tipo debba andare a lavorare 8 ore al giorno e debba essere pure grato a chi gli fa leccare il pavimento, capisci?
Tutto ciò è "oggettivamente" mostruoso, ma là dove la coscienza produce coscienza, tutto ciò è "effettivamente" mostruoso…
Intervistatore: "SI VABBE' MA ORMAI E' IRREVERSIBILE LA SITUAZIONE"
Sì, tu fai giustamente un discorso in difesa di chi ti opprime, perché è il tipico dello schiavo, no?! Il vero schiavo…il vero schiavo difende il padrone, mica lo combatte. Perché lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede quanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà.
Ma rispetto a quello che tu mi hai detto adesso: quando Galileo ha enunciato che era la Terra a girare intorno al Sole, ci sarà sicuramente stato qualcuno come te, che gli avrà detto:
"Eh sì! Sono 22 secoli che tutti dicono che è il Sole che gira intorno, mò arrivi te a dire questa stronzata… e come farai a spiegarlo, a tutti gli esseri umani?" e lui: "Non è affar mio, signori…"
"Allora guarda, noi intanto ti caliamo in un pozzo e ti facciamo dire che non è vero, così tutto torna nell'ordine delle cose"… hai capito? Perché tutto l'Occidente vive in un'area di beneficio, perché sta rubando 8/10 dei beni del resto del Mondo. Quindi non è che noi stiamo vivendo in un regime politico capace di darci la televisione, la macchina,… no.
E' un sistema politico che sa rubare 8/10 a 3/4 di Mondo e dà un po' di benessere a 1/4 di Mondo, che siamo noi…
quindi, signori miei, o ci si sveglia… o si fa finta di dormire… o bisogna accorgersi che siete tutti morti…"

“Nel 2009 un suicidio al giorno tra i disoccupati in Italia” Avrebbe avuto senso un aiuto psicologico per queste persone?

Da un recente studio dell’Eures  Ricerche Economiche e Sociali è emerso che in Italia, nel 2009, ci sono stati ben 357 suicidi tra i disoccupati, praticamente uno al giorno. Il dato è agghiacciante ed è il più alto degli ultimi decenni. Nel 2008 il numero dei disoccupati suicidi era di 260, quindi si è avuto, nel giro di un anno, un incremento del 37,3 %. Nello specifico si sono tolte la vita 272 persone licenziate ed 85 che erano in cerca di primo impiego. Questo a dimostrazione che chi non lavora perde identità e fiducia, oltre ai mezzi materiali con cui vivere un' esistenza dignitosa, e l’unica soluzione, per queste persone, è stata scegliere di farla finita in modo definitivo.

Questo dato va visto indissolubilmente legato alla crisi economica che stiamo vivendo e anzi, attendendoci tempi non di certo migliori, è facile che siamo di fronte ad un fenomeno destinato a crescere. Stiamo pagando la crisi non solo in termini economici, ma anche in termini di vite umane.

Bisognerebbe sempre cercare di avere molto rispetto per le scelte di ognuno, anche quando così tragiche. Io mi sono chiesto, a titolo puramente immaginativo, se un sostegno psicologico sarebbe potuto essere, per queste persone, un aiuto concreto e ho cercato di dare, se non una risposta, almeno uno stimolo alla riflessione.

Può la psicoterapia essere di aiuto quando il disagio di un uomo o di una donna è strettamente legato a  delle mancanze materiali e non ad un qualche disagio interno che da esse prescinde?

La mia personale esperienza in linea di massima mi sosterrebbe nell’affermare che un sostegno psicologico professionale e adeguato dà sempre qualche forma di sollievo. In questo caso però le cose non possono che essere diverse. Supponiamo innanzitutto che la persona possa usufruire di un percorso psicologico a titolo gratuito ( non avrebbe senso fare un ragionamento su una terapia a pagamento per una persona disoccupata, non vi avrebbe accesso). Il lavoro della terapia mira ad un cambiamento di un qualcosa di disfunzionale nell’individuo o comunque ad una (ri)acquisizione di determinate capacità. Qui però ci troviamo di fronte ad un disfunzionamento non del singolo, ma di un intero sistema di sviluppo che si dimostra inefficace nel garantire l’equilibrio di chi vi è coinvolto giocoforza.

Se una persona perde il lavoro sarà depressa, ansiosa, non dormirà la notte, somatizzerà il suo disagio cioè avrà disturbi che la psicoterapia conosce bene, ma credo che, in questo specifico caso, solo il recupero di un posto di lavoro può ridare a chi l'ha persa quella sicurezza che gli permetterà di riprendersi al meglio. La psicoterapia non può far recuperare il lavoro ed è il lavoro, simbolo di sicurezza economica e possibilità di progettazione futura, ciò che alla persona manca.

La psicoterapia può dare un momentaneo sfogo il cui valore certamente non nego, ma è ben lungi dal ripristinare uno stato di benessere perché, per quanto può lavorare sull’individuo, le cause della sofferenza risiedono inesorabilmente fuori da esso.

Un aspetto da considerare è che sicuramente la terapia può lavorare molto anche sull’empowerment della persona e quindi fargli riscoprire una vitalità ed un modo di fare che potrebbero essere preziosi nella ricerca di un nuovo lavoro. Solo che nella società di oggi il merito e le capacità non hanno il loro reale giusto peso e la crisi del sistema è così profonda e strutturale che l’individuo non può farvi fronte solo con le proprie forze e speranze, per quanto ottimali possano essere.

La psicoterapia ha un indiscutibile valore scientifico, ma può ben poco quando in realtà non è la persona a stare male ma ciò che gli sta intorno e da ciò il suo malessere scaturisce. La crisi nasce da un sistema di sviluppo che vede nella crescita infinita di un mondo finito il suo obbiettivo, un obbiettivo irrealistico e che ci fa pagare un prezzo altissimo di cui questi suicidi sono solo uno dei tanti sintomi.

Nutro un profondo rispetto per coloro che si sono tolti la vita, nel loro modo di vedere le cose il suicidio è stata l’unica soluzione accettabile, non hanno visto alternative. Tragico, ma reale soprattutto pensando che io scrivo questo articolo dopo aver trovato a fatica la notizia su internet. Non mi sembra che i grandi media abbiano ritenuto di interesse la cosa.

“Paranoia, la follia che fa la storia” di Luigi Zoja

Una breve recensione di questo interessantissimo libro di Luigi Zoja, da poco finito di leggere. L’autore, psicoanalista junghiano, le cui opere precedenti non sono di meno interesse, ci parla della paranoia (dal greco paranoia= follia) e di come essa abbia influenzato gli eventi relativamente recenti della storia mondiale.

Dal libro: “La paranoia ha sterminato più masse umane delle epidemie di peste, ha umiliato e annientato più della collera di Dio. Luigi Zoja ci aiuta a capire come sia stato possibile”.

Il paranoico sa convincere ed ha carisma e chi gli sta intorno non è immediatamente in grado di riconoscere in lui gli elementi destabilizzanti e disfunzionali. Le sue sono convinzioni granitiche che non richiedono il benestare dell’esame di realtà, pur essendo travestite come argomentazioni ragionevoli. Il paranoico si lascia alle spalle la morale ed è in grado di contagiarsi nel sociale in modo esplosivo. Sotto quest’ottica vengono ad essere esaminati: il genocidio dei nativi americani, la Prima Guerra Mondiale e la Seconda Guerra Mondiale e tutto ciò che ne è conseguito (Guerra Fredda e corsa al nucleare).

Le figure di Hitler e di Stalin vengono analizzate sotto il profilo paranoico e si riesce meglio a comprendere cosa li abbia portati al potere e come poi abbiano gestito ciò (Hitler alla fine è stato sconfitto, ma Stalin ha governato l’Unione Sovietica fino alla sua morte). La paranoia diventa il peggior nemico del paranoico e ne causa anche i mali.

E’ davvero una lettura avvincente considerando anche che la paranoia poteva essere giustificata, in certi casi, e quindi non essere più tale. “Il fatto che tu sia paranoico non significa che non ti stiano dando la caccia” Kurt Cobain in "Territorial Pissings".

E’ un opera che non solo ha una profonda valenza psicologica, ma anche storica. Una lettura intensa per chi voglia avvicinarsi ai perché degli eventi più tragici, ricercandoli nella natura umana, una natura della quale siamo partecipi per definizione, ma che spesso non siamo così abituati ad analizzare in modo non superficiale. Pensiamo che determinati orrori siano ricordi del passato e che ad essi appartengono, noi viviamo nel presente per il futuro. Ciò ci rende ciechi agli orrori dell’attualità. Solo la cultura ci può salvare.

Concludo con Primo Levi che diceva ne “I sommersi e i Salvati”: “ E’ accaduto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”.