Archivio per 28 novembre 2012

La violenza sulle donne non è un gioco:parliamone

GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE

 

di seguito una mia intervista sulla giornata realizzata da Florence tv:

 

http://www.florence.tv/it-provincia-provincia-la_violenza_sulle_donne_non_e_un_gioco-c-2-85-0-11621-0

Intervista Mario De Maglie per Repubblica

 

Link intervista

L’altra faccia della violenza

Quando parliamo di violenza, siamo abituati a pensare ad un corpo che riceve un colpo inferto da una mano o da un’arma. Ieri, in Italia ed in Europa, si sono tenute delle manifestazioni contro le attuali politiche governative e si sono verificati diversi episodi di aggressività. La polizia ha spesso caricato i manifestanti, i quali non hanno nascosto una fortissima rabbia ed indignazione ed alcuni di loro non sempre hanno mostrato intenzioni pacifiche. Gli scontri sono stati innumerevoli e, anche nel recente passato, i momenti di tensione che sconfinano in comportamenti violenti sono diventati frequenti.

Considerando quello che sta succedendo nel nostro paese ossia:

  • uomini e donne vengono privati della possibilità di costruirsi un futuro perché precari;
  • genitori vengono privati della possibilità di crescere in modo dignitoso i propri bambini oppure di godersi la pensione e la parte finale della propria vita perché devono aiutare figli già adulti ad arrivare alla fine del mese;
  • liberi professionisti vengono privati di una parte consistente dei loro guadagni a causa di un sistema di tassazione spropositato;
  • un popolo viene privato della capacità di scegliere chi debba rappresentarlo (senza parlare della sovranità monetaria, ormai persa da tempo);
  • studenti vengono privati della possibilità di studiare con mezzi adeguati;
  • ricchi diventano sempre più ricchi;
  • bisognosi diventano sempre più bisognosi;
  • persone con disagi fisici, psicologici e sociali sono sempre più abbandonate a sé stesse;
  • operai vengono privati delle maggiori conquiste sindacali del secolo scorso;

Io mi chiedo: la risposta di chi è sceso in piazza può essere mai considerata violenta nell’accezione comune o è semplice legittima difesa?

Quello che ho elencato (e avrei potuto continuare) non è forse anch’esso una forma di violenza?

Ad ognuno la sua opinione, ma chiudo il post con l’articolo 52 del codice penale italiano in cui leggiamo: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.”

 

da:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/15/laltra-faccia-della-violenza/414623/

La violenza non si cura

Parlare di violenza come malattia è uno dei modi migliori per deresponsabilizzare le persone che ne sono autrici e non permettere loro di essere parte attiva dell’interruzione del comportamento violento, proprio come lo sono del suo nascere. La violenza non è una malattia e da essa non si può guarire, ma se ne può uscire partendo dalla presa di consapevolezza che non va trattata come un qualcosa di patologico.

Se si ha una sintomatologia ansiosa o depressiva, problemi nel rapportarsi con il cibo in modo corretto o altri disturbi di natura psicologica allora c’è bisogno di una cura appropriata, a volte fatta di parole, a volte di farmaci, a volte di entrambi. Non si sceglie di essere depressi, di essere fortemente ansiosi, di avere un rapporto conflittuale con il cibo; un disagio di cui non abbiamo alcun controllo o conoscenza non fa altro che manifestarsi in determinati sintomi. La scelta riguarderà solo, se e come, chiedere un aiuto professionale  per ciò che non scegliamo di essere o avere.

Si sceglie di colpire una persona, di “cazzottarla”, di tirarle un calcio, di soffocarla, di gettarle oggetti addosso, di spintonarla, di schiaffeggiarla, di urlarle contro, di offenderla, di mandarle uno sguardo minaccioso. Se c’è una scelta esistono delle alternative.

Per mettere fine ad un maltrattamento fisico e/o psicologico bisogna essere in grado di operare questo primo essenziale passo e rendersi conto che il comportamento violento nasce, in definitiva, dall’operare una scelta tra varie possibilità e quindi è evitabile. Di questo deve esserne consapevole anche  la società: la persona autrice di una violenza è responsabile del suo comportamento, non le vanno offerte delle scusanti che ne diminuiscano il potere esercitato. Certo ognuno ha la sua storia alle spalle e ci sono delle motivazioni che spingono qualcuno ad utilizzare le mani o le minacce al posto della parola, questo però ci deve aiutare a comprendere il maltrattamento, non a giustificarlo.

Se si pensa di dovere essere “curati” perché si è “malati” allora si delegherà la responsabilità dell’agito aggressivo ad una malattia e si penserà di essere impotenti,  giustificandosi, ma anche condannandosi a non poter cambiare e a vivere in relazioni disfunzionali perché, dove c’è violenza, la relazione ha smesso di essere sana e paritaria.

Il conflitto nelle relazioni umane è inevitabile, l’aggressività fa parte della nostra natura e la rabbia è un sentimento che ha pari dignità degli altri, non esistono sentimenti buoni e sentimenti cattivi, esistono e bisogna saperli gestire.

La rabbia è umana, noi siamo umani e possiamo arrabbiarci e questa  deve essere espressa e non repressa, non però ledendo la fisicità o l’equilibrio psicologico di chi ci sta accanto. Ho il diritto di arrabbiarmi, ho il diritto di avere una opinione diversa, ho il diritto di sentirmi offeso, ho il diritto di sentirmi non compreso, ma ho il dovere di gestire in modo corretto e non lesivo quello che provo e quello che penso.

Esprimere e gestire la collera significa nominarla con decisione, significa prendersi del tempo per sbollire e riflettere su cosa ci ha fatto o ci farebbe oltrepassare il limite, significa farsi una bella corsa per scaricare la tensione, significa trovare parole nuove per noi e per chi ci ascolta che creino un modo di comunicare diverso da ciò che non ha funzionato. Certo facile a dirsi, ma l’alternativa, ossia comportarsi in modo violento, è ciò che realmente vogliamo? Siamo davvero noi quel pugno? Siamo davvero noi quello schiaffo? Siamo davvero noi quell’insulto urlato in faccia all’altro?

Comportandosi in modo violento si vuole ottenere il rispetto e/o il controllo dell’altro, in realtà si ottiene solo la sua paura.

 

da:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/05/violenza-non-si-cura/403385/

Intervista Mario De Maglie per Repubblica.it “Uomini che odiano le donne”

Una mia intervista del 25/11/2012 per Repubblica.it in occasione della Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne. Parlo in qualità di Coordinatore del Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti di Firenze.

Segui il link sotto:

 

 

http://inchieste.repubblica.it/static/rep-locali/inchieste/includes/inchieste-nav.html?iframeUrl=http%3A%2F%2Fvideo.repubblica.it%2Fle%2Dinchieste%2Fnon%2Dsi%2Dtratta%2Ddi%2Dsquilibrati%2Dla%2Dviolenza%2De%2Duna%2Dscelta%2F111781%2F110177&inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep%2Dit%2F2012%2F11%2F25%2Fnews%2Ffemminicidio%2D47174085%2FIntervista a Mario De Maglie per Repubblica- "Uomini che odiano le donne"