Archivio per 2 novembre 2014

Convegno “FA-RETE SALUTE DI GENERE- professionisti a confronto per il benessere” 29 Novembre 2014 Firenze

Sabato 29 Novembre 2014, relatore al seguente convegno presso l’Ordine degli Psicologi della Toscana a Firenze con l’intervento dal titolo: “Tutti vedono la violenza del fiume in piena, nessuno vede la violenza degli argini che lo costringono” cit. Bertolt Brecht

Molestie sessuali: quell’essere uomini che ogni tanto imbarazza (e fa rabbia)

Era una figa da paura, non potevo smettere di guardarla, poi si è girata e mi ha detto: “Ma che cazzo vuoi?”, le avrei dato due schiaffi a quella scema, ma tu guarda che modo di reagire! Ascoltavo questo, all’incirca un anno fa, dalla bocca di un mio amico (di amici sessisti, come tutti, sono aihmè ben fornito). Conosco, il più delle volte, chi frequento e non sempre entro in battaglie che so già di perdere in partenza. A volte, una certa sensibilità si possiede, si può affinare, migliorare, può permettere un confronto tra idee anche molto diverse, altre volte si parte da zero ed era quello il caso. Avrei lasciato perdere, se non ci fosse stato quel “le avrei dato due schiaffi”.

La triste espressione cominciò a bombardarmi la testa, non potevo stare zitto. Respirai, mi accorsi di essere arrabbiato, ma volevo che la rabbia mi servisse a qualcosa, non volevo attaccare, volevo provare a mettere in discussione le certezze del mio amico, senza che lui sentisse di doversi mettere sulla difensiva. Provai ad ipotizzare con lui la possibilità che quella donna fosse stata guardata da occhi vogliosi di uomini carichi di pensieri invadenti , talvolta di parole, tutto il giorno e che probabilmente non fosse la prima volta che le accadeva. Una frequente ed ostentata ricerca di intimità a cui veniva sottoposta da gente che non ne aveva alcun diritto.

Questa situazione può essere ragionevolmente fastidiosa in strada pubblica ed in pieno giorno, sicuramente ansiogena in altri contesti meno sicuri. Concessi e mi concessi anche il beneficio del dubbio che quel tipo di risposta, da parte della donna, fosse stata aggressiva, ma, se l’espressione “figa da paura” trapelava dallo sguardo incriminato, qualcosa mi lasciò supporre di sì, la reazione poteva comunque considerarsi legittima, potevano esserne cambiate la modalità forse, ma il contenuto del messaggio sarebbe stato identico e chiaro: “lasciami stare, mi dà fastidio come mi guardi” (“come mi guardi”, non necessariamente “che mi guardi”, c’è differenza).

Cercai di non perdermi nei dettagli, ma di restare sul contenuto e provare a sviluppare nel mio amico una visione più empatica o comunque meno ristretta al suo punto di vista, senza polemiche o sorta di rimproveri. Cosa può significare, per una donna in strada, lo sguardo di un uomo sconosciuto? Niente, sapevo già di perdere e trovai conferma. Facevo i conti con il maschio ferito, quello rifiutato, la volpe che non arriva all’uva e quindi la considera non più buona. La reazione improvvisa della ragazza lo spiazzò e lo zittì, ma ebbe poi tutto il tempo per costruirsi una spiegazione dell’accaduto che non minacciasse troppo la sua idea di uomo: la ragazza era una stronzetta che se la tirava, manco ce l’avesse solo lei (permettetemi di utilizzare un linguaggio che “renda onore” al concetto).

Il mio amico si arrabbiò con me perché non stavo dalla sua parte, non stavo capendo realmente, ero “prevenuto” a causa del mio lavoro, la maleducazione è maleducazione, non capiva a cosa mi convenisse negarlo. Cedetti, chiusi il discorso. Vorrei dire che mi passò anche la rabbia, ma in realtà aumentò. Consapevole della mia impotenza, in quella specifica situazione, provai ad accettare che il mondo non si può cambiare tutto e subito.

Mi si dirà: “Cambia almeno gli amici!” Ne dovrei cambiare troppi purtroppo e non perché veda il sessismo ovunque, ma perché, se non è comunque ovunque, di certo non lesina la sua presenza. Preferisco rimanere nelle relazioni e cambiare quel che posso cambiare , ho descritto una situazione come tante, ma non come tutte, in alcune intervenire o uscire fuori da determinate dinamiche può produrre effetti insperati.

Perché scrivo questo a distanza di un anno? Perché il ricordo del mio amico mi è tornato prepotentemente a galla guardando il video di sensibilizzazione contro le molestie in strada del gruppo Hollaback in cui una ragazza gira per New York da sola per qualche ora, mentre il suo compagno, davanti a lei, munito di microfoni e telecamera, registra gli sguardi ed i pesanti commenti degli uomini, ogni tanto accompagnati da inquietanti pedinamenti fianco a fianco. Una ragazza normale, vestita con semplice jeans e maglietta neri, niente che possa attirare l’attenzione particolarmente su di lei, eppure c’è da non credere a quel che si vede e si sente in pieno giorno in una città come New York (il nostro Occidente che tanto rimarca l’emancipazione della donna rispetto ad altre culture). Quei commenti, lo ammetto, mi hanno fatto vergognare, per un attimo, di essere uomo, poi però ho pensato che non siamo tutti così, io non voglio esserlo e conosco tanti uomini che non vogliono esserlo, allora divento anche orgoglioso di quello che faccio o che quantomeno provo a fare perché la libertà di noi uomini non si può che esprimere attraverso la libertà delle donne.

da:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/30/donne-108-molestie-quellessere-uomini-che-ogni-tanto-imbarazza-e-fa-rabbia/1179400/

Disabili: mi vergogno di un Paese che taglia sui diritti

L’associazione Tutti a scuola (www.tuttiascuola.org) ed Il Fatto Quotidiano hanno lanciato una campagna per raccogliere segnalazioni di scuola negata in merito alla situazione attuale di alunni non autosufficienti, l’obiettivo è sensibilizzare alla necessità di cura e di assistenza alla disabilità. Se fino a ieri, da parte della politica, era evidente un disinteressamento lesivo della dignità delle persone in questione, dei loro famigliari e dei loro amici, in lotta quotidiana con l’assenza o la carenza di quanto dovrebbe essere garantito, oggi non si mostra certo di cambiare direzione, ma di continuare imperterriti nel lasciarli soli.
L’occasione per la campagna è data da un taglio di fondi di 100 milioni di euro per le non autosufficienze nella nuova legge di Stabilità. Con questo post cerco di dare il mio modesto contributo con l’aggiunta di alcune considerazioni personali.

Come essere umano mi vergogno ad essere qui a scrivere di diritti su cui non dovrei scrivere perché non dovrebbero essere in nessun caso messi in discussione, ma dati per scontati. Come siamo finiti a dover chiedere maggiore e migliore assistenza per i nostri disabili? Sembra inconcepibile che in un paese civile succeda questo, ma succede, quindi forse dovremmo rivedere la nostra idea di collocarci in un paese che possa essere definito tale.

Mi vorrei indignare e arrabbiare, se l’indignazione e la rabbia non fossero ormai sentimenti che ci accomunano tutti ogni qual volta (e non è certo cosa rara) le politiche attuate vanno a sfavorire i cittadini onesti che chiedono solo di lavorare, di avere uno stipendio stabile che gli permetta di andare incontro al futuro senza angosce e di essere aiutati in caso di reale bisogno o difficoltà.
Mi vorrei indignare e arrabbiare, se avessi anche solo una lontana sensazione che la mia indignazione e la mia rabbia di cittadino possano essere raccolti da una classe politica attenta, ma che invece non fa altro che disinteressarsi a ciò che non attiene il suo guadagno e la sua sopravvivenza.
Mi vorrei indignare e arrabbiare, se la constatazione non fosse quella di sentirsi, come cittadino, quotidianamente preso in giro con proclami e promesse che non trovano mai riscontro in azioni concrete tese verso il miglioramento di una società che non è più in grado di reggere la situazione attuale, ma che continua a farlo in virtù non so di quale resistenza alla disperazione.

E allora mi chiedo cosa ne faccio della mia indignazione e della mia rabbia se poi, comunque essa si esprima, il governo andrà avanti con i suoi tagli e i suoi attacchi ai diritti sociali affermando che dialogherà con tutti, ma che non cambierà niente di quanto in programma (bella idea del dialogo).
Quello che ci stanno togliendo è la capacità di agire, ma soprattutto di re-agire, abituandoci ad una emozione che stronca qualsiasi indignazione e rabbia: l’impotenza. Sentire che qualsiasi azione si faccia non servirà a cambiare le cose.

Non credo però che il mondo sia immutabile, né che la nostra classe politica è al governo perché ce l’ha messa qualcun altro che non siamo noi, allora indigniamoci, arrabbiamoci, manifestiamo, ma ricordiamoci sempre che le parole sono una cosa e le azioni un’altra, dubito che finché non avremo chiara la differenza riusciremo mai a migliorare il nostro paese, ci lasceremo abbindolare dai nuovi showman di turno, giganti della comunicazione, ma nani della politica come qualcuno ebbe a definire di un nostro ex-premier.

da:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/27/disabili-mi-vergogno-paese-taglia-sui-diritti/1173134/