Archivio per 20 marzo 2015

Audio dell’intervento integrale al Convegno “La Rabbia e la Cura” tenutosi a Chiavari il 31/10/2014

8 marzo, una festa dell’uomo per i diritti delle donne

Vorrei scrivere qualcosa di non banale sull’8 Marzo, giornata internazionale della donna, ma non è facile. Alcune ricorrenze possono aiutare a fare il punto della situazione, anche se non è raro vengano utilizzate ad uso e consumo di una certa superficialità che le priva del loro reale significato.

Rileggo un mio vecchio post di due anni fa 8 Marzo “contro” la festa della donna e mi accorgo di non avere niente da aggiungere a quanto già ho esposto, lo riscriverei uguale. Eppure qualcosa continuo ad avere voglia di mettere nero su bianco ed il compito diventa arduo, il rischio di ripetermi è alle porte. Decido allora di fare un gioco o meglio di lanciare una provocazione, due anni fa mi sono pronunciato “contro” la festa della donna, quest’anno mi pronuncio “a favore” della festa dell’uomo.

Propongo l’istituzione di un giorno specifico annuale per ricordare le attenzioni che noi uomini abbiamo ricevuto e i soprusi che abbiamo evitato solo per il fatto di essere tali, le volte che siamo passati avanti alle donne, le volte che la nostra carriera non è stata messa in discussione a causa di una nostra improbabile gravidanza, le volte che il cervello ha potuto rappresentare il nostro meglio sui mass media senza doversi affidare a corpi accattivanti e succinti, le volte che i nostri padri (e le nostre madri) ci hanno concesso maggiori libertà rispetto alle nostre sorelle, le volte in cui ruoli di potere e di capacità ci sono stati prospettati come il nostro naturale destino, le volte che abbiamo potuto girare per le strade notturne delle nostre città senza timore, le volte che abbiamo potuto “far valere la nostra ragione” con la forza e la paura, le volte che abbiamo bestialmente soddisfatto nostri desideri, voglie e capricci senza tenere conto di nulla.

Credo che, se noi uomini, partissimo da questo, dall’avere un giorno specifico per riflettere insieme su cosa ha significato il nostro genere nella nostra vita, negli altri 364 giorni qualcosa potrebbe cambiare nei nostri atteggiamenti e comportamenti. Ed allora forse sì che il termine festa potrebbe essere anche adeguato, potremmo festeggiare le differenze e valorizzarle anziché farne strumento di potere e controllo o averne paura o, al contrario, negarle e far finta che non ci siano.

Come la giornata internazionale della donna è ben rappresentata dalla mimosa, bisognerebbe ora trovare un fiore o una pianta che rappresenti la festa dell’uomo. Propongo l’adoxa il cui significato, nel linguaggio floreale, è quello di fragilità. Mi piace l’idea che la festa dell’uomo possa essere rappresentata dalla fragilità perché è proprio ciò che noi uomini non ci permettiamo mai, non ce l’hanno mai insegnato.

Spesso neanche le donne sanno realmente accogliere la nostra debolezza, non la conoscono, sembra loro strana e estranea, possono rifiutarla, consolidando in noi la convinzione che bisogna tenersi dentro ogni cosa. Mostrarsi vulnerabili è un lusso, molte incomprensioni e violenze nascono dal nascondere la propria debolezza, considerandola quasi un marchio d’infamia per cui si resiste e si accumula fino ad esplodere.

Il vero uomo non è fragile, continuano a dirci, ma sono solo degli sconsiderati, il vero uomo è solo una figura mitologica ed in quanto tale non esiste. Esiste solo l’uomo ed egli può essere fragile e non dovrebbe mai avere paura di mostrarlo.
Non resta che decidere il giorno della festa dell’uomo, ma non posso proporre tutto io…

da:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/08/8-marzo-una-festa-delluomo-per-i-diritti-delle-donne/1481028/

Marshall Rosenberg, addio all’ideatore della comunicazione non violenta

La notizia non è stata di quelle che fanno il giro del web in pochi minuti e, anche nell’ambiente professionale, non ne ho trovato particolare menzione, almeno qui in Italia, eppure il 7 febbraio 2015 è morto, all’età di 81 anni, Marshall Rosenberg, psicologo statunitense ideatore della comunicazione non violenta (cnv).

Ho conosciuto casualmente il lavoro di Rosenberg, all’incirca tre anni fa, banalmente spulciando su internet. Occupandomi di violenza, comunicazione e risoluzione dei conflitti, non è raro che io digiti queste parole nei motori di ricerca e così mi è apparsa la comunicazione non violenta, attivando la mia attenzione e il mio successivo interesse.

La cnv ha una forte assonanza con tutti i principi base dell’Approccio Centrato sulla Persona di Carl Rogers, altro grande psicologo americano, di cui Rosenberg era estimatore e collaboratore e ha il merito di svilupparli in modo più strutturato e fruibile all’interno di una comunicazione.

Lo scopo della cnv è riuscire a far esprimere le persone rendendole capaci di sostituire reazioni e risposte meccaniche e abituali con reazioni coscienti basate sulla consapevolezza di ciò che esse percepiscono, sentono e vogliono. Quando usiamo la cnv per ascoltare i bisogni più profondi, nostri ed altrui, percepiamo le relazioni in un modo più costruttivo e non è necessario che gli altri con cui comunichiamo siano anche loro a conoscenza del metodo e neppure che vogliano necessariamente relazionarsi con noi in modo empatico. Se impariamo ad utilizzare correttamente la cnv è facile che, pian piano, gli altri si uniranno a noi in un processo di riconoscimento empatico.

Le quattro componenti chiave della CNV sono:
1. Osservare quanto sta accadendo in una data situazione senza dare giudizi o fare valutazioni.
2. Prendere consapevolezza dei sentimenti che proviamo riguardo a quanto sta accadendo.
3. Prendere consapevolezza dei bisogni che si celano dietro ai sentimenti.
4. Fare una richiesta in modo adeguato ed efficace.

Mi limito a questa non certamente esaustiva infarinatura perché non è questo il contesto per approfondire la cnv, per chi vorrà i libri al riguardo sono sicuramente il migliore approfondimento, ma ho piacere a ricordare nel mio blog la figura di Marshall Rosenberg e del suo importante contributo al mondo della psicologia.

Ho appreso la notizia della morte dello psicologo, durante un corso, da un’allieva pochi giorni fa e sono rimasto interdetto qualche secondo alla notizia, ho provato un dispiacere misurato, non avendolo mai incontrato di persona, ma sincero ed autentico.
Utilizzo spesso nel mio lavoro i principi base della cnv e li trovo utilissimi, spesso consiglio alle persone che seguo di leggere i lavori di Rosenberg ed i riscontri sono, di solito, positivi. La cnv è una modalità comunicativa concettualmente semplice, non bisogna essere degli psicologi per utilizzarla, ma sicuramente richiede impegno e costanza nell’utilizzo. Essa è come un muscolo e come tale va allenato se vogliamo che cresca e diventi forte.

Io stesso non mi ritengo all’altezza di utilizzare la cnv sempre in modo corretto, ma quando ci riesco le mie relazioni con l’altro cambiano decisamente ed in meglio. Ho, come tutti, da imparare ancora tanto. E allora semplicemente ciao Marshall Rosenberg e grazie, il tuo lavoro rimane qui con noi.

da:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/25/marshall-rosenberg-addio-allideatore-della-comunicazione-non-violenta/1453095/