Archivio per 20 novembre 2015

Convegno “Ti ho maltrattata” Sulmona, 21 Novembre 2015

Sabato 21 Novembre terrò il Convegno “TI HO MALTRATTATA” nell’ambito del festival CONTROVIOLENZA organizzato dall’Associazione LA DIOSA a Sulmona.

Sulmona

Psicologia: maledetta la ragione. Fa più vittime della violenza

Pensate sia una frase provocatoria quella del titolo? Se vi dessi ragione, dato l’affermazione esplicitata, vi renderei vittime della stessa, ma non me ne preoccupo, sono convinto lo siate già, anzi lo siamo, predico bene, ma razzolo male. Ora però devo convincervi che questo sia positivo o quanto meno congruente. Ok, fermiamoci qualche secondo, complico concetti semplici per semplificare rappresentazioni mentali complesse, è un lavoraccio da ambo le parti, ve lo assicuro, spero in riflessioni, ma ignoro quanto vado ottenendo. Ci siamo?

Voglio farvi immaginare la ragione come una bella signora, un bell’uomo per le donne, perdonate se ne parlerò come di donna, ma è pur sempre un termine grammaticalmente femminile e, da uomo, mi viene più facile descriverla. Chiedo alle donne uno sforzo ulteriore, convinto che la loro capacità di immaginazione possa sopperirvi senza problemi. D’altronde ogni donna può essere gravida di un uomo non solo nel corpo, ma ancora prima nel proprio immaginario. Ogni uomo nasce nel corpo di una donna, ma prima ancora nella sua testa, l’immaginazione è femmina.

Pensate di questa bella signora (bell’uomo) ciò che volete, non ne cerco il possesso. Non nego che mi piaccia, ogni tanto, farmi splendido in sua presenza, se poi riesco a convincerla a presentarsi con me in pubblico divento facilmente baldanzoso, cerco di nasconderlo, ma neanche troppo. Simulo distacco per dissimulare passione. La dama è molto richiesta e spesso, anche in sua assenza, chi ne millanta la compagnia non manca. Non pochi arrivano a pensare di poter instaurare con lei una relazione stabile, ma scambiano dei semplici flirt, ai quali lei non si nega mai, con promesse di amore eterno. Da bravi esseri umani ci dobbiamo infilare l’amore e il sentimentalismo ovunque, anche nel raziocinio, mentre la ragione, negli affari amorosi, ha sempre tutti quei vincoli per cui non riusciamo mai ad ascoltarla, se non quando l’amore vacilla o il dolore diventa come il mare in una bottiglia, incontenibile.

Nessuno è mai morto per amore, ma si ama per non morire e quale amore è più eterno e duraturo del nostro nei nostri confronti? Narciso era un mito, ma noi siamo mitici, ci sfidiamo a colpi di selfie e citazioni di libri e autori mai letti, ma tutto questo per dire che, se abbiamo qualche remora nell’amarci come siamo, mai la abbiamo per amare l’immagine che vogliamo dare di noi. “Io” è l’inizio di tutto, la coscienza e la consapevolezza affiorano quando siamo in grado di pensarlo prima ancora di nominarlo quell’io. L’Io è dio originario ed è lui che onoriamo sacrificando spesso l’altro.

La nostra autoreferenzialità straborda, internet ci ha reso opinionisti del nulla che disaminano su tutto, la rete ben si presta a scontri in diretta. Alzi la mano chi non ha mai discusso animatamente di qualcosa sui social, arrivando a toni rancorosi e scocciati, solo perché l’altro la pensava diversamente. Siete fortunati che le vostre mani alzate non potrei comunque vederle. Con niente, dalla semplicità e sana funzionalità di due diverse idee, si passa al livore. Non che questo non succeda anche fuori dalla rete, ma virtualità e semianonimato fanno sentire anche le pecore dei leoni. La ragione è nostra, mal sopportiamo di vederla con qualcun altro o che quell’altro la senta come sua.

Se stiamo discutendo perché la pensiamo diversamente, non lo negare, ognuno di noi cercherà di uscire fuori dalla conversazione senza troppi scombussolamenti. L’obiettivo è fin troppo spesso far cambiare idea piuttosto che cambiarla; non è che questa sia una regola, ma una tendenza consolidata certamente. Sembra che riflettere sull’altro non possa che passare dal negarne la diversa esperienza, indipendentemente dalla legittimità del nostro pensare e sentire.

Non abbiamo bisogno di sentirci dalla parte della ragione, ma di pretendere quasi che lei sia dalla nostra, chiamandola in causa ogni qual volta se ne presenta la possibilità. La ragione seduce, affascina senza sosta. Se non possiamo averla allora la inseguiamo, la chiamiamo, ci appostiamo ovunque pensiamo possa passare e, se proprio non vuole saperne di starci accanto, glielo imponiamo. Essa muta, diventa paura, controllo, aggressività e miete le sue vittime.

Ogni volta che, nelle relazioni, scambiamo il nostro punto di vista, fatto di opinioni e vissuti personali, per verità assoluta ne perdiamo in sicurezza e andiamo all’attacco perché abbiamo bisogno di difenderci, ma alcuni scontri che avviamo con gli atri non sono altro che fuoco amico.

Maledetta la ragione! Fa più vittime della violenza.

da:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/09/psicologia-maledetta-la-ragione-fa-piu-vittime-della-violenza/2201583/

Pasolini sì, ma a modo suo

Finalmente è passato l’anniversario dei 40 anni della morte di Pier Paolo Pasolini, da oggi possiamo e dobbiamo continuare a parlarne e non a ricordarlo semplicisticamente e questo senza l’inutile sovraccarico della moda che porta tantissimi a citarlo e commemorarlo senza sapere cosa realmente veicolava il suo pensiero, se non attraverso qualche aforisma, qualche spezzone di vecchi filmati o l’aver partecipato a qualche mostra allestita qua e là e scoprirsene improvvisamente innamorati, salvo poi non ripensarci fino al cinquantenario dalla morte.

La società dei consumi trasforma le ricorrenze in effimera condivisione, anziché farne opportunità di riflessione. Persino Pasolini, con le opportune modifiche, si rivela un buon prodotto da commercializzare. Nella maggior parte dei casi chi ricorda il poeta, per come lo ricorda, evidenzia fondamentalmente e tendenzialmente due cose: o non è in grado di comprenderne l’opera o non l’ha davvero mai conosciuta, trasformando la feroce vis intellettuale del poeta in un’innocua esposizione simbolica e mediatica.

Pasolini, di loro avrebbe scritto e parlato, anzi veramente lo ha fatto, ma loro non sono in grado di rendersene conto. Pasolini, paradossalmente proprio tramite i suoi lettori dell’ultima ora, dimostra, anche da morto, la sua estrema attualità. La grandezza di quest’uomo sta nell’aver compreso la pochezza dei suoi avversari e il suo dolore sta nell’impossibilità di fronteggiarli, se non con i migliori mezzi intellettuali a sua disposizione. Ecco perché è morto, perché poteva combattere solo con l’intelletto ed esso, di fronte all’ignoranza, è destinato purtroppo a esserne ucciso.

Per ricordarlo allora non ho bisogno di frasi, spezzoni, libri, che pure ogni tanto utilizzo nel mio lavoro e nel mio scrivere, non oggi però, sarebbe pretenzioso e strumentale svilire una delle migliori menti italiane, e non solo, di sempre. Pasolini a sentirsi celebrato dai media che in vita lo osteggiavano e dalla moltitudine di cui notava con spietata lucidità le mancanze non ci sarebbe stato, anche se ne avrebbe tratto in nutrimento per le sue convinzioni.

A mio avviso, oggi Pasolini non muore una seconda volta, come pur molti hanno giustamente osservato a causa di come viene “pubblicizzato”, ma risorge a dirci: “Di tutto questo io vi avevo avvertito quaranta anni fa, perché vi desta scandalo?”

Pasolini, il vero Pasolini e non l’immagine che ne viene data, non è manipolabile e ora, se davvero volete ricordarlo, aprite i suoi libri, guardate i suoi film, leggete le sue poesie. Non limitatevi a ricordare Pasolini, vivetelo o per piacere tacete. Il suo pensiero non è morto, ma è più vivo che mai. Non gli va reso omaggio, ma giustizia.

da:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/03/pasolini-si-ma-a-modo-suo/2182923/