Archivio per 24 agosto 2016

Relazioni, che cosa tiene insieme una coppia?

Cos’è in grado di mantenere insieme una coppia? Quale o quali sono gli elementi necessari affinché la scelta di un compagno/a ricada su qualcuno in particolare e non su un altro? E’ una domanda che trova, nelle innumerevoli dinamiche che si creano tra due persone, altrettante innumerevoli risposte. L’amore potrebbe essere una prima, romantica, ma banalmente vera congettura a tal proposito, avendo chiaro che Cupido non sempre ha in simpatia la logica. Le frecce scagliate contro di lei non fanno altro che rimbalzare, il più delle volte. L’essere umano corteggia l’irrazionale per semplice sopravvivenza: troppo raziocinio lo rende prigioniero del conformismo.

Mi viene in mente una frase di Charles Bukowski: “L’amore è una forma di pregiudizio. Si ama quello di cui si ha bisogno, quello che ci fa star bene, quello che ci fa comodo. Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri”.

La casualità è un tratto distintivo del potersi innamorare. Io dubito delle predestinazioni, anche se può essere poetico convincersene ed è bene che la poesia trovi sempre posto nella nostra vita. Quindi datemi ascolto, ma non troppo.

Stabilita una prima connessione positiva con una persona che ci piace, nasce un’attrazione: il legame che si crea può andare al di là della semplice quantità di tempo trascorso insieme, entra in campo la qualità, anche se non necessariamente tutto è di buona qualità. L’oggettivo, mai come nelle relazioni, si scontra accanitamente con il soggettivo, una lotta impari, ma non vi saprei dire per chi.

A tutti è capitato di essere segretamente innamorati di qualcuno e non aver mai concluso niente: se così non fosse, per piacere, rimediate. Molto di quello che si svolge nella nostra incapacità ci insegna qualcosa sulla passione. Mi raccomando però, il consiglio non è quello di far diventare il tutto un’ossessione: in quel caso il rischio è di invadere l’altro dei comportamenti meno appropriati. Quindi, evitiamo.

Quando comincia una conoscenza sentimentale fuoriescono, sotto un controllo abbastanza labile, dinamiche, desideri e aspettative, tanto di quel materiale che a consapevolizzarlo ci si metterebbe una vita (quando numerose relazioni falliscono, non è un caso che si cerchi di analizzarsi attraverso la psicoterapia).

Ci si infatua e, senza che nessuno ci avverta – una telefonata, una mail, un semplice whatsapp – ci si innamora e finché questo stato d’animo dura, si diventa indifferenti verso altre possibili relazioni: vogliamo quella persona e nessun’altra, anche a costo di farsi carico di tutte una serie di cose che potrebbero non appartenere al nostro modo di fare. Se la relazione è sana e paritaria e l’affetto è reciproco, siamo di fronte a quanto di più bello la vita possa regalare: l’essere in due. Altrimenti sono cavoli amari.

Amare fa comodo. Si cerca l’amore perché è l’unica cosa in grado di contrastare quello con cui tutti siamo destinati a rapportarci nell’arco della nostra vita: la solitudine. Non importa chi siamo, quanti soldi abbiamo, da dove proveniamo, la solitudine ci caratterizza per il semplice fatto che la nostra testa non ha e non avrà altri abitanti che noi stessi ed essa ci è nemica solo se non riusciamo a dialogare con l’intensità a lei dovuta.

Essere in due rallenta il tempo, se il fardello da portare è il doppio, le energie si moltiplicano, la coppia in sé ha capacità e potenzialità che vanno oltre quelle dei due singoli individui, anche se, di contro, quando non funziona, può deteriorare l’individuo molto più di quanto tutto l’ambiente esterno possa fare.

La dipendenza dall’altro, prima di essere indice di un malessere su cui la psicologia discute, si interroga, teorizza, trova soluzioni, è semplicemente un bisogno al quale nessuno sfugge. Il bisogno che l’altro eserciti una qualche influenza su di noi, benevola o meno che sia, è merce di scambio per dialogare con la nostra insoddisfazione, facendo vibrare l’animo in direzioni molteplici e contrarie.

Talvolta l’amare si affievolisce: si può interrompere una relazione o continuarla per il senso di sicurezza che comunque da essa deriva. Una coppia, anche se non funziona, dà garanzie rispetto alla paura di rimanere soli o al perdere una serie di vantaggi psicologici e materiali che lo stare insieme comporta. Si sceglie una vita triste per non rischiare di perdere quel che comunque si ha. Non direi che sia una scelta codarda, ma di sopravvivenza, anche se il suo contrario, separarsi, è una scelta molto più coraggiosa.

Cosa tiene allora insieme due persone? Mah, veramente non ne ho la minima idea, ma ci siamo piacevolmente tenuti compagnia per qualche minuto e abbiamo, per un attimo, creduto di poter trovare la risposta.

da:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/22/relazioni-che-cosa-tiene-insieme-una-coppia/2988144/

Terrorismo, alcune ragioni del male: insicurezza e narcisismo

Il valore delle relazioni di aiuto – la psicoterapia in primis – sta nella possibilità non solo di farti conoscere il “male“, ma di comprendere le ragioni del “male”, permettendoti di non fare di un singolo individuo il capro espiatorio di una società intera. Puntare il dito è uno degli sport preferiti di coloro che non trovano il giusto equilibrio tra la dirompenza dell’emotivo e la scomodità del razionale.

Il sistema mondo non va. Migrazioni, guerre, terrorismo, follie individuali e collettive lo testimoniano con forza negli ultimi tempi. Noi siamo il sistema e, anche se esso ha una parte pensante nei luoghi inaccessibili del potere, una testa senza il corpo va poco lontano. Il male è banale, come diceva Hannah Arendt e in esso non vi è niente che sia scritto o determinato. Il male è un reagire. Nessuno nasce malvagio, lo possono diventare le sue azioni, in risposta agli eventi della vita. Violenza chiama violenza.

Nessuno darebbe del malvagio a un leone che sbrana la sua preda, eppure non meno vera e forte è la sofferenza di chi spira tra le fauci della fiera. L’uomo è un animale superiore, ha possibilità di pensiero, e questo significa che ha possibilità di azione e di scelta. Assumersi la responsabilità del proprio agire significa sapere da dove nasce e le conseguenze alle quali porta.

E’ tempo di violenza lampo, improvvisa, senza controllo. Gli attentati si susseguono, basta che anche un singolo individuo perda il controllo, o sia volutamente guidato e aiutato, per far conoscere terrore e morte nei posti che pensavamo lontani da ogni pericolo. Sembra non ci sia più sicurezza nei ruoli, in un lavoro che garantisca stabilità e progettualità di vita, nello stile di vita occidentale sempre più alienato da una tecnologia che veste a festa la superficialità spacciandola per progresso. In definitiva, sembra quasi non ci sia più sicurezza di arrivare a fine giornata.

La diminuzione della sicurezza è compensata da un aumento del narcisismo di massa. Se ogni momento è precario, pensare al domani ha meno senso. Ci si sveste di un sano pudore di cui non solo non si è più gelosi, ma che sembra essere quasi gettato in faccia all’altro. L’obiettivo è far intendere quanto si sta bene. Se l’altro pensa che io stia bene, me ne posso convincere. E’ qui la fregatura del virtuale, crea una zona di comodo tra la realtà e la fantasia. Chi sta bene non ha bisogno di dimostrarlo.

Voler apparire fa sì che il giudizio dell’altro diventi parametro del proprio valore e ci si esclude dal poterlo valutare da soli. Il narcisismo è la nuova dipendenza, permette di colmare i vuoti lasciati dalla mancanza delle più classiche sicurezze: casa, lavoro, famiglia. Il desiderio non è più una possibilità, ma un diritto. “Desidero quindi vorrei” è sostituito da “desidero quindi pretendo“.

Quando quel che si desidera viene a mancare, perché il narcisismo non implica l’onnipotenza, allora la normale frustrazione che ne dovrebbe scaturire, il sano senso del limite con cui ci si dovrebbe confrontare e che dovrebbe contribuire a una crescita sana, muta e diventa rabbia vendicativa, intolleranza e va a intaccare paradossalmente quello da cui tutto è nato: l’ego, l’autostima. Quindi è sempre l’insicurezza a fare man bassa.

Cosa può portare una persona a uccidere e farsi uccidere? Cosa ha provocato quel tilt oppure quella deliberata scelta? L’uccidere e l’uccidersi implicano sempre una certa spettacolarità. Nell’annientare e nell’annientarsi c’è la consapevolezza dell’aumento della propria visibilità, c’è il ruggito finale di un ego ormai fuori controllo.

L’uccidere e l’uccidersi implicano sempre il fare i conti con un’insicurezza di base che non è più sostenibile, se non con l’annullamento del proprio e dell’altrui vivere.

da:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/30/terrorismo-alcune-ragioni-del-male-insicurezza-e-narcisismo/2941523/

EXISTENZ live show, Viareggio

Sabato 27 Agosto 2016 ho presentato il libro Existenz del vignettista Pietro Vanessi insieme all’autore a Viareggio alla libreria Lettera 22

VV