Archivio per 2 aprile 2019

Elogio della lettura. E di chi ancora si ostina a praticarla

Librarsi in volo ossia volare attraverso i libri e allora si che le altezze non spaventano, anche quando le vette sono irraggiungibili. Un nuovo elogio alla lettura e a chi si ostina a praticarla, rivendicandone la dipendenza, è l’intenzione di questo post.

Per tutti coloro che si aggirano nelle librerie e non si sentono mai sazi, che sanno che il mondo, e la propria vita, sono pieni di problemi e di incombenze quotidiane, ma non smettono di crucciarsi del fatto che i libri non letti, per quanto ci si affanni e per quanto a lungo si possa vivere, saranno sempre numericamente spropositatamente superiori a quelli letti. Il lettore ogni mattina si sveglia con la consapevolezza che dovrà scorrere le parole dei libri, vicino al comodino, molto più velocemente del tempo che impiegherà a ritrovarsi in libreria a scegliere i nuovi.

Leggere aiuta a ricordare tutto quel che si vuole dimenticare con l’accortezza data dal permettere di dimenticare tutto quello che non si vuole ricordare. Nei libri c’è scritto tutto, ma tutto ancora può essere scritto, quello che appare contraddittorio ai più, non lo è per i lettori abituali (da non confondere con i lettori saltuari, con tutto il rispetto per questi ultimi, sono su un altro livello, ma per loro le porte, anzi le pagine sono sempre aperte).

I libri cambiano le persone perché non le giudicano, si lasciano leggere fiduciosi che chi legge saprà trarre le sue conclusioni, non imbrigliano l’intelligenza, certo non possono sostituirsi ai nostri pensieri, ma li allenano, li mettono alla prova, ne fanno morire alcuni, ma ne fanno nascere molti di più. La parola libero contiene la parola libro con l’aggiunta di una e ossia di una congiunzione, di un qualcosa che unisce collega e crea contatto, che condanna l’isolamento, se non quello temporaneo del tempo dato alla lettura.

Tra le tante forme di apprendimento, la lettura dà libero sfogo all’intelletto e all’emotività come nessun’altra e quasi non opera alcuna distinzione tra le due. La lettura coinvolge quattro sensi su cinque:

1. Attraverso gli occhi, un libro lo vedo
2. Attraverso le mani, ne afferro la consistenza
3. Attraverso le narici, sento l’odore della carta
4. Attraverso le orecchie riconosco il familiare rumore dello sfogliare di pagina
5. Un libro non si può mangiare, anche se si può gustare ed è nutrimento per la mente, pur non passando per la bocca.

Avete mai pensato che l’odore del libro e il fruscio delle pagine appagano forse anche maggiormente della vista e della consistenza del libro, un buon libro dovrebbe essere proprio questo, qualcosa che ribalta e confonde i sensi comuni.

Abbiamo scritto ormai tanti libri quanti sono i fili di erba di un prato, forse qualcuno in più, un giorno saranno quanti i granelli di sabbia di una spiaggia, me lo auguro e, se anche noi non ci saremo più e nessuno potrà leggerli tutti, vi avremo contribuito, se continueremo a pensare alla lettura come a un piacere, ma anche a un dovere. Ho il dovere di conoscere, coltivare il mio pensiero renderà migliore me e le persone con cui verrò a contatto nella mia vita. Buona lettura!

da:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/23/elogio-della-lettura-e-di-chi-ancora-si-ostina-a-praticarla/5055022/

Violenza sulle donne, le relazioni servono a farci crescere. Non a prevaricare

Quando si parla di violenza degli uomini sulle donne, è poco opportuno fare delle distinzioni in merito alla gravità dei comportamenti aggressivi che possono essere messi in atto. Forse è anche pericoloso, perché ogni comportamento violento è grave, sia esso uno o reiterato. Semplifico: dieci schiaffi possono sembrare peggiori di uno schiaffo, dieci schiaffi significa fare dieci volte male, ma tutti partono dal primo, senza non si arriverebbe al decimo, quindi un singolo episodio non è mai da prendere alla leggera.

Poche donne frequenterebbero un uomo se questo dovesse assumere comportamenti prevaricanti e aggressivi sin da subito. La violenza, nella maggior parte delle situazioni, si insinua lentamente nelle relazioni intime ed è per questo che non bisogna sottovalutare quelle che sembrano piccole cose. Giustificarle dà libero accesso a comportamenti via via sempre più controllanti e aggressivi. I limiti non sono fatti per essere spostati, ma per essere dei punti fermi: la loro funzione è avvertire che il loro superamento indebolisce, mette a rischio.

Niente dovrebbe ledere i due principi cardine della stare bene in coppia: sentirsi liberi e sentirsi sicuri. Sentirsi liberi non significa fare quello che si vuole, ma non sentirsi obbligati a fare quello che non si vuole, mentre sentirsi sicuri non significa essere protetti, ma non aver bisogno di proteggersi. Libertà e sicurezza permettono alla fiducia di creare legami solidi e autentici basati sul rispetto e la condivisione e questo crea benessere alla coppia e ai singoli.

Quello che troppo spesso non siamo abituati a fare è assumerci la responsabilità dei nostri comportamenti e prima ancora delle nostre scelte. Scaricare sull’altro è veloce e poco faticoso, soprattutto se l’altro non può o non vuole opporre resistenza, per non dare vita a un conflitto dove sarebbe perdente perché non è alla pari (e in questo caso parliamo di violenza, c’è un’asimmetria di forza che uno usa a svantaggio dell’altro). Il cambiamento passa attraverso il non dover trovare più un colpevole per le proprie azioni e il proprio sentire: si chiama assunzione di responsabilità.

Il malessere non è delle persone, ma nelle persone. Attribuire all’esterno quel che è interno ci difende dal prenderne contatto ed evita di metterci in discussione: sono gli altri che non vanno, che non capiscono, che sbagliano, non posso che reagire, riequilibrare la bilancia. La messa in sicurezza del proprio punto di vista toglie la più grande opportunità che le relazioni possano offrire, mettere in crisi e far crescere.

La violenza che esercitiamo sull’altro è resistenza a cambiare: questo vale per uomini e donne. Ma sono gli uomini che troppo spesso – autoproclamandosi socialmente, culturalmente e interiormente come il “sesso forte che non deve chiedere mai” – pensano che cambiare non sia conveniente. Fatichiamo a pensarci fragili, negandoci così la possibilità di ammetterlo e conviverci con serenità. Non è la forza che ci rende migliori, ma l’uso che ne sappiamo fare.

da:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/02/violenza-sulle-donne-le-relazioni-servono-a-farci-crescere-non-a-prevaricare/4939765/

Responsible Together: per fermare i maltrattamenti sulle donne bisogna anche agire sugli autori di violenza

È partita il 25 novembre 2018, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la campagna Responsible Together (Responsabili insieme) che mira a promuovere i programmi per autori di violenza (Pa) come componente indispensabile negli interventi a tutela delle donne. La campagna è promossa dalla Wwp En – Work With Perpetrators European Network, la rete europea che raccoglie insieme 55 realtà provenienti da 28 Paesi che lavorano con gli autori, facendo rete e promuovendo lo scambio di informazioni e buone pratiche. La parità di genere e la non violenza sono alla base del lavoro portato avanti dai membri della Wwp En che aiutano gli uomini che hanno maltrattato le partner o i minori ad assumersene la responsabilità e a imparare a saper rendere conto a se stessi e agli altri di quel che fanno in termini di motivazioni e conseguenze.

La campagna si prefigge l’obiettivo di fare chiarezza su alcune domande spesso vissute come delicate, quando non problematiche, dagli operatori e dalle operatrici del settore, ma anche dai semplici cittadini sensibili e interessati a queste tematiche. Prendiamo una a una le domande alle quali la campagna dà risposte: ve le riassumerò in una sintetica che può essere ampliata dalla lettura completa delle immagini prese dalla campagna (vedi gallery).

1. I Pa aumentano il rischio per le (ex) partner? Non esiste un intervento privo di rischi, ma i Pa qualificati si impegnano al massimo per rafforzare la tutela delle donne e dei minori, condividendo informazioni con i servizi e dando piena collaborazione, aiutando nello stesso tempo l’uomo a interrompere i comportamenti violenti.

2. I Pa non prendono in considerazione i servizi di supporto alle donne? Idealmente i Pa lavorano in stretta collaborazione con i servizi per le donne per integrare qualsiasi informazione utile al raggiungimento dell’obiettivo comune, che è la cessazione degli agiti violenti da parte dell’uomo.

3. I Pa si concentrano solo sugli uomini? I Pa considerano gli uomini autori di violenza gli unici responsabili del comportamento violento, quando da loro commesso, in un’ ottica che non vuole essere di accusa fine a se stessa, ma di comprensione rispetto ai vissuti che generano la violenza, in modo che l’uomo possa essere in grado di scegliere consapevolmente alternative di comportamento non violento.

4. I Pa sono una forma di mediazione o terapia di coppia? No, i Pa si richiamano alla Convenzione di Istanbul che evidenzia i limiti e i danni di interventi che non si concentrino esclusivamente sul comportamento abusante dell’uomo, chiamando in causa la donna come a condividerne la responsabilità. La responsabilità della violenza è sempre di chi la compie e su di lui deve concentrarsi l’intervento mirante all’interruzione del maltrattamento.

5. Gli autori di violenza usano i Pa per manipolare il sistema? Gli uomini autori di violenza tendono a essere manipolativi, minimizzanti e talvolta menzogneri ed è per questo che il personale è formato e qualificato per riconoscere e contrastare questi meccanismi.

6. I Pa trascurano le conseguenze della violenza sulle donne e sui minori? No, i Pa danno ampio risalto alle conseguenze che gli effetti del comportamento violento dell’uomo può avere sulle donne e sui minori, aiutando l’uomo a sviluppare maggiore empatia e consapevolezza al riguardo, anzi questo aspetto costituisce un fattore motivazionale importante per la riuscita del percorso.

7. I Pa sottraggono finanziamenti ai centri antiviolenza? Consapevoli della difficoltà di reperire risorse per le vittime, i Pa cercano fonti di finanziamenti alternative.

I Pa sono imprescindibili nella lotta alla violenza e alla discriminazione di genere, coinvolgendo sempre più uomini a una messa in discussione dei ruoli e delle dinamiche di potere. Il Centro di ascolto uomini maltrattanti di Firenze è in prima linea per la promozione dei Pa, per il loro diffondersi e il loro costante miglioramento. Se avete altre domande sui programmi per gli uomini autori di violenza e sulla campagna potete scriverci a: info@centrouominimaltrattanti.org.

da:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/12/10/responsible-together-per-fermare-i-maltrattamenti-sulle-donne-bisogna-anche-agire-sugli-autori-di-violenza/4816932/

Violenza sui minori, parliamone