Ciascuno di noi crea quotidianamente il genere (parte 1)

“Ciascuno di noi crea quotidianamente il genere” , imbattutomi in questa frase, durante la stesura di un lavoro sulle differenze di genere, l’ho trovata estremamente esplicativa ed esaustiva per affrontare un argomento nel quale siamo tutt* coinvolt* per appartenere “inesorabilmente”, sin dalla nascita, ad una categorizzazione da cui non si sfugge (femmine/maschi e donne/uomini). La prima “etichetta” con la quale ci viene chiesto di confrontarci è appunto il genere.

L’argomento è ampio per un singolo post, quindi mi riprometto, per ora, di cominciare soltanto e lo faccio chiarendo alcuni punti essenziali.

Cosa significa esattamente” genere”? A chi è abituato a pensare al genere come un qualcosa di scontato e quasi banale nella sua semplice duale categorizzazione (uomo/donna) la frase con cui ho aperto questo articolo può apparire forse bizzarra.

Innanzitutto definiamo che parlare di sesso e parlare di genere sono due cose differenti. A mio avviso, vi viene data poca attenzione. Il sesso è il corredo genetico ossia l’insieme di caratteri biologici, fisici ed anatomici che producono il binarismo maschio/femmina. Il genere invece è la costruzione culturale ossia la rappresentazione, definizione ed incentivazione di comportamenti che rivestono il corredo biologico e danno vita al binarismo uomo/donna.

In matematica diremmo sesso: natura = genere: cultura.

Il genere quindi va oltre il mero dato biologico ampliandosi a tutta una serie di aspetti in relazione alla cultura e alla società di appartenenza.

Riguardo al tema della differenziazione sessuale sono nati due approcci: l’approccio biologico e l’approccio socioculturale.

Il primo è convinto che sia possibile analizzare le differenze tra maschile e femminile in virtù esclusiva del dato biologico, quindi esse sono naturali e perciò non modificabili. Ciò che devia dallo standard è quindi “anormale” e “patologico” (l’omosessualità è patologica, mentre la rigida divisione dei ruoli tra uomini e donne in cui l’uomo assume una posizione dominante e di potere è naturale). Un vero e proprio salto mortale del pensiero che riduce fenomeni sociali complessi a semplici processi biologici.

L’approccio socioculturale è invece convinto che analizzare le differenze tra il maschile ed il femminile non può ridursi al mero dato biologico, ma deve necessariamente prendere in considerazione gli specifici processi socio-culturali, storici e politico-ideologici. L’essere uomo o donna non può prescindere dal ruolo sociale e dall’interazione sociale e dallo spazio simbolico di costruzione e ricostruzione di significato mediante il quale interpretare la realtà. E’ a livello sociale che si stabiliscono i significati da assegnare alle differenze fisiche. La biologia fissa le precondizioni della sessualità umana, ma non ha ruolo nel determinare i modelli della vita sessuale e i modelli della differenza, questo ruolo è di competenza della cultura e della società in cui la persona vive.

L’approccio socio-culturale è dinamico, non rigido e riduttivo come l’approccio biologico.

Con questa necessaria esplicazione di alcuni termini e concetti concludo questo post per continuarlo, a breve, con ulteriori ed importanti passaggi che mi consentiranno di ampliare l’argomento. Per ora è importante aver chiaro che, se utilizziamo i termini femmina e donna come sinonimi ed altrettanto facciamo con maschio e uomo, cadiamo in errore.

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