Ciascuno di noi crea quotidianamente il genere (parte 2)

La biologia  fissa le precondizioni della sessualità umana, ma non ha ruolo nel determinare i modelli della vita sessuale e i modelli della differenza, questo ruolo è di competenza della cultura e della società in cui la persona vive. Alla luce di quanto esposto ora e nel primo post possiamo affermare che ciò che gli uomini e le donne sono e le relazioni che si instaurano tra di loro non risultano semplici dati biologici, ma principalmente il risultato di precisi e specifici processi sociali. Il genere equivale alla struttura dell’agire sociale ossia al modo in cui sono ordinate specifiche prassi sociali all’interno di un sistema di relazioni ben definite, ossia le relazioni tra i sessi. Ora acquista un senso la frase:

 “Ciascuno di noi crea quotidianamente il genere

La realtà sociale inoltre risulta contraddistinta dal potere, cioè dalla capacità di strutturare, dominare e guidare i meccanismi e i campi fondamentali per la gestione simbolica e materiale dell’organizzazione sociale secondo molteplici strategie, visibili e non.

Il processo storico-sociale della cultura occidentale è stato caratterizzato dall’imposizione di un sistema patriarcale fondato su una netta asimmetria nei rapporti sociali di genere, ponendo il maschio come soggetto universale che ha il potere e la capacità di costruire il mondo e la realtà a partire da sé, ostacolando la possibilità del femminile di trovare differenti categorie per autorappresentarsi.

Il femminile ha così dovuto limitare i suoi spazi di vita in relazione all’affermazione del potere maschile, venendo privato di molte delle sue potenzialità nel campo della sfera pubblica, della produzione del sapere, della politica etc…

Il maschile invece si è autoimposto un ruolo di dominio e di mantenimento di questo dominio che ha avuto anche esso i suoi costi ( “il dover essere un vero uomo/maschio” di cui parlerò ).

Sappiamo bene che ciò che in una determinata società si configura come prevalente, appropriato, “normale” potrebbe non esserlo o non esserlo stato in altri tipi di società e lo stesso vale riguardo alle categorizzazioni di genere.

“Normale” non è altro che un dato statistico, si considera “normale" ciò che pensa o che fa la maggior parte della gente, ma ciò non implica la correttezza e la naturalezza dei pensieri e dei comportamenti di coloro che costituiscono una maggioranza a scapito di coloro che costituiscono una minoranza.

Non è possibile utilizzare categorie universali e immutabili o criteri validi in tutte le culture riguardo alla mascolinità e alla femminilità.

L’idea di maschile/femminile non è valida allo stesso modo in ogni tempo ed in ogni luogo.

Anche oggi mi fermo qui per non appesantire troppo il post, ma continuerò l'argomento.

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