“Dalla pelle al cielo” di Ilaria Drago

In questo post voglio parlare di un libro che ha qualcosa da dire e qualcosa da insegnare: “Dalla pelle al cielo” di Ilaria Drago”.

Un romanzo che narra la storia di un’ adolescente, dai 12 ai 14 anni, attraverso la voce della stessa ragazza, usando l’espediente del diario. Il diario di un’adolescente ha i toni, le emozioni  ed i pensieri che competono a questa età che tutti ben conosciamo per esserci quantomeno passati.

La ragazza è vittima di un abuso sessuale perpetrato dal padre ed il diario è il racconto, non solo della violenza, ma anche di tutto quello che essa comporta nella vita della protagonista e dei suoi affetti più cari: una madre inizialmente ignara dell’abuso sessuale e che subisce essa stessa violenza fisica, una amica di famiglia che diventa l’angelo custode della ragazza, una nonna iperprotettiva  e minimizzante nei confronti del figlio abusante, il primo ragazzo con cui nasce un’intesa ed un tenero affetto.

La storia, per come è e per come si sviluppa e si conclude, la lascio a chi vorrà leggere il libro, quello su cui vorrei invece soffermarmi è la capacità dell’autrice di cogliere, in modo convincente e profondo, il mondo emotivo dei vari personaggi e quindi di riuscire a dare una idea reale di cosa la violenza significhi per chi nel corso della vita si trova a dovervi fare fronte. Il dolore fisico ed emotivo di una moglie che subisce violenza e il dolore di una figlia che vede trasformarsi in incubo colui che dovrebbe garantirle protezione e sicurezza e come queste due realtà interagiscono tra di loro sono parte viva e pulsante del diario. Chi ha confidenza con storie di violenza non può che constatare la verosimiglianza del tutto, unita ad una capacità di espressione di cui non tutt* sono in grado.

Ilaria Drago non si limita soltanto a narrarci di una storia cruda e difficile da digerire con maestria, ma lo fa anche con poesia. Si, il romanzo è una poesia continua della sofferenza e della capacità di farvi fronte, è un inno a “non lasciarsi andare,nonostante tutto”. La protagonista vede la sua vita annientata dalle scelte dei suoi genitori, ma continua a vivere e sperare che ci sia una ragione, perché non vuole arrendersi all’odio, lei che ne avrebbe tutti i motivi per lasciare campo libero a questo sentimento.

E lui? L’uomo, il carnefice, il pedofilo? L’ho tenuto per ultimo appositamente. Ilaria, con poche pennellate, riesce ad indagare anche sulla psicologia di questo “padre snaturato” e a farci capire che è solo un anello di una catena e che è figlio della sua storia. Non ci sono giudizi su quest’uomo perché il giudizio sarebbe inutile, ci allontanerebbe dalla comprensione e la comprensione è forse l’unica cosa che può mitigare il dolore o forse, più modestamente, dargli un minimo di senso. Per me, che lavoro con uomini autori di violenza, è stata un’attenzione al personaggio molto apprezzata. Nel momento in cui giudico mi allontano dalle esigenze della persona e se mi allontano dalle sue esigenze essa non ha motivo per cambiare( mi riprometto di parlarne meglio prossimamente sulle possibilità di cambiamento degli uomini autori di violenza)

Mi diletterò prossimamente a lasciare sul blog alcune delle poesie che Ilaria Drago ha donato alla penna della sua protagonista perché possano invogliare a conoscere meglio un libro che dovrebbe essere nelle librerie di tutt* gli operator* che si occupano di violenza domestica. Spesso solo le forme artistiche riescono a rendere delle idee con la chiarezza che nel quotidiano può avere difficoltà a trovare il suo spazio e la scrittura di questo romanzo, a mio parere, è semplice arte.

Chiudo il post con una parte finale del libro, è la protagonista che scrive:

 

…perché io non mi arrendo al fatto che non vi sia una ragione per tutta questa furia e vendetta e rancore. Non mi arrendo al fatto che non vi sia una ragione che assolva mio padre. Una ragione che assolva mia madre. Una ragione che assolva me. Ci deve essere! Perché questo odio non lo voglio. Perché se sopravvivo, non voglio diventare come questa montagna di ferite. Perché c’è e ci deve essere il modo che questa vita sia un paradiso. Che non sia solo un groviglio d’esistenze pronte alla carneficina. Perché non accetto più che si deleghi ad altri la propria salvezza, la propria felicità. (grassetto mio)

 

Buona lettura

P.S. Il libro non si trova facilmente in libreria(ed è un peccato).Contattarmi se qualcuno vuole comprarlo ed io contatterò a mia volta l’autrice per sapere delle modalità di ricezione del romanzo.

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