Il dubbio che l’essere nata femmina in qualche modo mi avesse azzoppata

Una delle tante frasi che ieri sera mi hanno lasciato qualcosa dentro, qualcosa da potermi portare via per farne materia di riflessione, esercizio di intelletto ed esercizio di emozioni.

Parlo del concerto poetico di Ilaria Drago su Simone Weil che si è tenuto ieri sera a Firenze all’ Exfila.

Simone Weil (1909-1943) è stata una attivista, filosofa e mistica francese, sorella del matematico Andrè Weil, collaboratore di Einstein (il genio era dote familiare). Il suo pensiero, ma soprattutto la sua vita hanno testimoniato il suo amore verso gli altri e principalmente verso gli oppressi. Nonostante un fisico debilitato sin dalla nascita, Simone fece esperienza diretta, per scelta, della vita operaia lavorando nelle fabbriche metallurgiche di Parigi nell’inverno 1934/1935. Non voleva parlare delle condizioni degli operai, di cui si occupò nei suoi scritti e nelle sue teorizzazioni, senza conoscerle realmente.

Nel 1936 Simone andò in Spagna dove si unì agli anti-franchisti nella guerra civile spagnola. In seguito si recò  anche nella Germania nazista, nonostante fosse ebrea, per capire come Hitler avesse potuto prendere il potere. Si dovette poi rifuggiare a Londra e morì nel sanatorio di Ashford, a soli 34 anni, a causa di un fisico che non poteva stare al pari del suo pensiero e del suo attivismo. Sempre pronta a schierarsi dalla parte del popolo, fece sua la sofferenza dei più deboli non solo in modo spirituale, ma carnalmente materiale

Estrema la sua concezione religiosa, di lei hanno detto che ha fatto diventare cattolici molti non cattolici e molti non cattolici cattolici. Tanto profondo era il suo amore verso Dio, quanto profonda era la sua avversione verso la chiesa, istituzione umana priva di ogni reale contatto con il divino.

Una donna straordinaria, una donna assoluta di cui fino a ieri conoscevo poco o nulla

Non meno straordinaria e assoluta Ilaria Drago che è riuscita a regalare al pubblico momenti supremi di arte poetica e di teatro in un' ora piena di emozioni. La mimica dell’artista accompagnata da un sapiente uso delle luci e la forza dei suoi testi, liberamente ispirati alla vita e alle opere della Weil, toccavano delle corde che continuano a vibrare a distanza di parecchie ore dallo spettacolo.

Non è la prima volta che apprezzo il talento di Ilaria Drago (vedi recensione “Dalla Pelle al cielo”). Sul palco Ilaria sa trovare i vuoti in ognuno di noi e riempirli con la forza della sua abilità teatrale e della sua passione. Le sue parole danzano nell’aria, si incontrano e formano poesie che puntano dritto al cuore e qui mettono radici, non è più possibile fare come se non si fossero mai incontrate. Ilaria mette in moto un confronto con sè stessi e le proprie concezioni, mette luce a quanto c'è di umano nella vita, ma anche a quanto c'è di disumano.

E’ di poche ore fa la morte di una grande artista della musica Whitney Houston, una donna che deve molto del suo successo alle sue qualità vocali che però sono state indipendenti dalla sua volontà. Dopo aver conosciuto ieri qualcosa di Simone Weil che deve invece tutto alla sua forza di volontà e che ha deciso lei che direzione dovesse prendere la sua vita, non evitando dolori e sofferenze che avrebbe potuto evitare, il paragone mi tuona in testa e beh mi spiace, ma, pur nel rispetto che ogni morte di una persona comporta, io preferisco stare nel ricordo di Simone,nonostante la sua morte sia avvenuta ormai 69 anni fa. Una donna che ha dimostrato come il suo essere donna non sia stato un limite, che ha fugato con i fatti i dubbi della condizione femminile intesa come una barriera verso il mondo.

Un augurio ad Ilaria che possa portare sempre più spesso in giro per l’ Italia  ed anche oltre il suo talento. A perderci altrimenti saremo noi.

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