La parola STUPRO

Pochi giorni fa la Corte di Cassazione ha stabilito che non esiste più l’obbligatorietà della custodia cautelare in carcere per gli imputati di stupro di gruppo. L’obbiettivo è stato quello di ristabilire il principio di uguaglianza tra imputati, sancito dall’articolo 3 della Costituzione. La decisione di custodia cautelare nel reato di stupro deve essere considerata allo stesso modo di qualsiasi altro reato e lo stupro di gruppo non viene più considerato un’ aggravante per stabilire la custodia cautelare.

A ben considerare e leggere il tutto non verrebbe da battere ciglio semplicemente perché anche nel campo delle violenze sessuali deve valere la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. C’è un processo per stabilire se c’è stato il reato sessuale oppure no e non possiamo permetterci di dare per scontata la colpevolezza di nessuno fino a che questa non sia provata indiscutibilmente.

Esprimo idee semplici, quasi banali, eppure su facebook i post che commentavano la sentenza come un oltraggio alla dignità delle donne e delle vittime sono stati innumerevoli. Io per primo mi sono lasciato trasportare dal tutto e, nonostante in genere cerchi di essere molto attento a ciò che pubblico, leggendo i più diversi articoli per farmi un’idea mia, questa volta ho affrettato i passi e mi sono schierato a favore di chi criticava questa sentenza.

In un secondo momento ho riletto le cose con più calma ed ho visionato articoli più esaustivi sull’argomento, capendo che avevo assunto una posizione erronea e che era doveroso ammetterlo e fare dietrofront, ma anche svilupparci un minimo di riflessione.

Ho cercato di capire come mai mi fossi schierato acriticamente contro questa sentenza, non dando conto a degli elementi che pure c’erano e che mi avrebbero dovuto far essere quanto meno più cauto  prima di esprimermi in proposito.

La risposta sta in una semplice parola: “stupro” (accompagnata da altre due: “di gruppo”).

La violazione di un corpo umano senza il consenso di chi in quel corpo ci vive è una delle peggiori esperienze che si possano vivere. La persona viene privata di un qualcosa che potrebbe non recuperare mai più.

Non è mia intenzione trovare delle parole che descrivano il vissuto ed il dolore dello stupro, ma invitare chi mi legge a lavorare con le immagini e le sensazioni che questa parola evoca. Esse sono molto più esaustive di qualsiasi parola. Pronunciate stupro! Cosa vi viene in mente? Cosa avviene nel vostro petto, nelle vostre articolazioni?

Io non so cosa avviene dentro di voi, ma so cosa avviene dentro di me e qui sta la motivazione per la quale non sono riuscito a fare una analisi corretta della sentenza della Corte di Cassazione. L’emotività che la parola stupro mi ha liberato non mi ha consentito di essere oggettivo. Ho inconsapevolmente preferito agganciarmi a chi si indignava a difesa delle vittime, pur non essendoci una corrispondenza con la realtà dei fatti.

Il costrutto mentale che mi ha guidato è stato: “Chiunque affermi di difendere le vittime di stupro le difende realmente” come se appunto “bastasse dirlo” in barba ai fatti oggettivi che possono essere analizzati con una calma ed una riflessione che almeno in me non ci sono stati (se non in questo momento).

Sin da ragazzo, tutte le volte che mi sono “imbattuto nello stupro” leggendo romanzi, saggi e storie vere  oppure  guardando scene di stupro o di tentato stupro nei film mi si accapponava la pelle, il sangue mi ribolliva, la mente mi si offuscava. Quello che questa parola porta con sé è indicibile.

Chiarisco che non è mia intenzione giustificare una mia analisi poco attenta, ho peccato di superficialità. Sto solo cercando di capire a cosa sia dovuta questa superficialità in modo da imparare qualcosa in più su di me e sull’argomento di cui per professione mi occupo e vorrei occuparmi in futuro per capire i miei punti deboli e consapevolizzarli.

Ritengo comunque  importante non fare passare sotto traccia il fatto che viviamo in un paese in cui solo nel 2011 sono state uccise 97 donne da uomini a loro sentimentalmente vicini e che la svalorizzazione della donna è un fenomeno tutt’altro che raro nella nostra esperienza quotidiana. Anche questo non giustifica una superficialità nell’avere approcciato la notizia che ha dato vita a questo post, ma ci aiuta a comprendere come possa essere stato facile farsi deviare in modo disfunzionale.

La retorica che è seguita a questa vicenda su quanto facebook possa servire anche a “linciare” e “disinformare” mi interessa in modo relativo nel senso che dovrebbe essere una cosa ovvia, a prescindere da questo episodio. Bisogna essere coscienti che l’unico modo per farsi una idea propria è leggere i dati in modo oggettivo ed in seguito tenere conto di tutte le opinioni per capire da sé quale è la più vicina al proprio modo di vedere il mondo. Ma questo non riguarda facebook, ma la capacità delle persone di pensare in autonomia. Facebook è uno strumento, e quindi vive di chi lo utilizza. Lo stesso coltello con cui si taglia il pane può servire a far male ad una persona, non lo decide però il coltello, ma la mano che lo afferra.

7 commenti

  1. nadia ha detto:

    Grazie per la tua riuflessioni, è successo a molti compresa me la stessa cosa ieri..

  2. Mammamsterdam ha detto:

    Pure io ho avuto prima la risposta viscerale, poi la riflessione e concordo con la tua analisi. perø` nel mio caso è stata un' altr combinazione a scatenarmi la risposta negativa, ovvero stuprocorte di cassazione. Eh, si perch`e io la famigerata sentenza di qualche anno fa, quella che diceva che se porti i jeans stretti puoi solo essere consenziente, mica l' ho digerita. Allora sarebbe utile anche fare il processo contrario, ovvero la corte di cassazione si itnerroghi nel modo con cui la persona comune, non il fine giurista, recepisce e reagisce alle sue sentenze, per trovare un altro modo di formularle.

    • Mario De Maglie ha detto:

      Credo vada ben distinta questa vicenda dall’altra che ricordi e che sicuramente è stata infelice . Il giudice è umano, quindi fallibile. Delle regole precise e paritarie sono però d’aiuto…a volte non basta, ma da quelle bisogna partire. Grazie per il tuo commento di stimolo.

  3. Rondine ha detto:

    Ho trovato per caso questo forum cercando in google esperienze di stupro, a me manca un passaggio di ciò che è stato scritto, cos'è lo stupro? Io lo so cos'è, so darti una definizione piuttosto chiara, saprei riconoscerlo su una mia amica e mi indigno quando accade, quando sento, vedo, percepisco che accade ad una mia coetanea o non coetanea. Ma la mia domanda che forse non ha risposta è un'altra, cos'è, per me, lo stupro? Una ragazza che si trova in una situazione con un ragazzo, il classico, lui vuole far sesso, lei no, lui la raggira con le parole, con i fatti, le fa pesare il fatto di non esser donna se non ci sta e agisce, e poi lei è una persona insicura, non vuol deludere le aspettative, ma non vuole far sesso, ma non "vuole nemmeno dare nell'occhio", non "vuol disturbare", non vuol esser vista e non sa che fare, non è legata, se grida accorrono tutti, e tutti la giudicheranno, ma lei può andarsene, non se ne va, non dice NO, ma non dice nemmeno sì, rimarrà lì ferma, non è lo schifo di lui, è di sè. Non ha lividi, non c'è sangue, non ci sono denunce, non ci sono gravidanze, non c'è niente, talmente niente che lei alla fine crede che non sia mai successo. Non ci sono occhi che sanno, che col loro metro di misura ti dicono che "è grave", "non va bene", "e te perchè ci sei stata?", "che cretina", "come stai?", non c'è nessuno, nessuno e io posso valutare quello che mi è successo come una cosa da poco, come una sciocchezza, come un'ora di un qualcosa che non volevo fare ma ci sono stata, un po' come il greco al liceo, nemmeno quello mi piaceva, ma l'ho fatto uguale. Non ho fatto del male a nessuno, non ho sensi di colpa. Io non volevo, è vero, ma fa niente mi dico, l'importante è non aver offeso qualcunaltro, perchè coi sensi di colpa non vivi. Continuo ad esistere nonostante questo, i tumori continuano ad ammazzare la gente, il mondo continua ad uccidere i bambini, e ciò che mi è successo, è una pochezza, è una sciocchezza in confronto al mondo, io sono tranquilla perchè non ho stuprato nessuno, non ho offeso nessuno, ma poi il dubbio mi viene, a distanza di anni, e mi domando ma io "Sono stata stuprata da me stessa"? Ed improvvisamente mi fa paura la risposta…

  4. Amy ha detto:

    Io invece continuo a contestare la decisione. Una donna stiprata si sente morta dentro, lo stupro è come un omicidio, un omicidio dell'anima, ma lo è. Perciò, se per i sospettati di omicidio si ricorre alla custodia cautelare perché non anche per lo stupro? Qui si cade di nuovo nell'errore che un delitto perpetrato risulti meno violento solo perché la vittima è una donna.
    Inoltre: se l'uomo è colpevole, sentendosi accusato e poi lasciato libero di agire potrebbe agire contro la donnal uccidendola del tutto. Non credo che chi stupra stia  certo bene con la psiche, che lo faccia in gruppo o senza. Ma il pericolo di vita c'è anche per la donna, soprattutto se è uno stupro di gruppo e se un gruppo di sospetti stupratori è libero di vagare e fargliela pagare.
    Allora, se si vuole lasciare libera la persona nel dubbio che sia innocente, proteggendo quindi il potenziale colpevole, affidiamo un'adeguata protezione alla donna, la potenziale vittima, assegnandole delle guardie del corpo per tutto il tempo necessario al tribunale per decidere se ci sono gli estremi per rinchiudere i sospettati. S'impedirà il pericolo che la vittima venga uccisa per vendetta. Invece, nel modo in cui ha deciso il giudice, si protegge un potenziale criminale (è potenziale innocente nello stesso modo in cui è potenziale criminale) e NON si fa niente per proteggere la potenziale vittima (che può anche essersi inventato lo stupro o essere sincera e avere individuato davvero i reali colpevoli, finendo quindi in pericolo di subire vendetta)
    Pertanto, la decisione è iniqua, ingiusta e protegge più una parte dell'altra.

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