“Nel 2009 un suicidio al giorno tra i disoccupati in Italia” Avrebbe avuto senso un aiuto psicologico per queste persone?

Da un recente studio dell’Eures  Ricerche Economiche e Sociali è emerso che in Italia, nel 2009, ci sono stati ben 357 suicidi tra i disoccupati, praticamente uno al giorno. Il dato è agghiacciante ed è il più alto degli ultimi decenni. Nel 2008 il numero dei disoccupati suicidi era di 260, quindi si è avuto, nel giro di un anno, un incremento del 37,3 %. Nello specifico si sono tolte la vita 272 persone licenziate ed 85 che erano in cerca di primo impiego. Questo a dimostrazione che chi non lavora perde identità e fiducia, oltre ai mezzi materiali con cui vivere un' esistenza dignitosa, e l’unica soluzione, per queste persone, è stata scegliere di farla finita in modo definitivo.

Questo dato va visto indissolubilmente legato alla crisi economica che stiamo vivendo e anzi, attendendoci tempi non di certo migliori, è facile che siamo di fronte ad un fenomeno destinato a crescere. Stiamo pagando la crisi non solo in termini economici, ma anche in termini di vite umane.

Bisognerebbe sempre cercare di avere molto rispetto per le scelte di ognuno, anche quando così tragiche. Io mi sono chiesto, a titolo puramente immaginativo, se un sostegno psicologico sarebbe potuto essere, per queste persone, un aiuto concreto e ho cercato di dare, se non una risposta, almeno uno stimolo alla riflessione.

Può la psicoterapia essere di aiuto quando il disagio di un uomo o di una donna è strettamente legato a  delle mancanze materiali e non ad un qualche disagio interno che da esse prescinde?

La mia personale esperienza in linea di massima mi sosterrebbe nell’affermare che un sostegno psicologico professionale e adeguato dà sempre qualche forma di sollievo. In questo caso però le cose non possono che essere diverse. Supponiamo innanzitutto che la persona possa usufruire di un percorso psicologico a titolo gratuito ( non avrebbe senso fare un ragionamento su una terapia a pagamento per una persona disoccupata, non vi avrebbe accesso). Il lavoro della terapia mira ad un cambiamento di un qualcosa di disfunzionale nell’individuo o comunque ad una (ri)acquisizione di determinate capacità. Qui però ci troviamo di fronte ad un disfunzionamento non del singolo, ma di un intero sistema di sviluppo che si dimostra inefficace nel garantire l’equilibrio di chi vi è coinvolto giocoforza.

Se una persona perde il lavoro sarà depressa, ansiosa, non dormirà la notte, somatizzerà il suo disagio cioè avrà disturbi che la psicoterapia conosce bene, ma credo che, in questo specifico caso, solo il recupero di un posto di lavoro può ridare a chi l'ha persa quella sicurezza che gli permetterà di riprendersi al meglio. La psicoterapia non può far recuperare il lavoro ed è il lavoro, simbolo di sicurezza economica e possibilità di progettazione futura, ciò che alla persona manca.

La psicoterapia può dare un momentaneo sfogo il cui valore certamente non nego, ma è ben lungi dal ripristinare uno stato di benessere perché, per quanto può lavorare sull’individuo, le cause della sofferenza risiedono inesorabilmente fuori da esso.

Un aspetto da considerare è che sicuramente la terapia può lavorare molto anche sull’empowerment della persona e quindi fargli riscoprire una vitalità ed un modo di fare che potrebbero essere preziosi nella ricerca di un nuovo lavoro. Solo che nella società di oggi il merito e le capacità non hanno il loro reale giusto peso e la crisi del sistema è così profonda e strutturale che l’individuo non può farvi fronte solo con le proprie forze e speranze, per quanto ottimali possano essere.

La psicoterapia ha un indiscutibile valore scientifico, ma può ben poco quando in realtà non è la persona a stare male ma ciò che gli sta intorno e da ciò il suo malessere scaturisce. La crisi nasce da un sistema di sviluppo che vede nella crescita infinita di un mondo finito il suo obbiettivo, un obbiettivo irrealistico e che ci fa pagare un prezzo altissimo di cui questi suicidi sono solo uno dei tanti sintomi.

Nutro un profondo rispetto per coloro che si sono tolti la vita, nel loro modo di vedere le cose il suicidio è stata l’unica soluzione accettabile, non hanno visto alternative. Tragico, ma reale soprattutto pensando che io scrivo questo articolo dopo aver trovato a fatica la notizia su internet. Non mi sembra che i grandi media abbiano ritenuto di interesse la cosa.

3 commenti

  1. Elena Cipelli ha detto:

    sappiamo bene che la psicoterapia non è l'unica strada percorribile per chi cerca una forma di sollievo ai propri disagi, sia che siano percepiti come stati (d'animo) interni sia che siano legati a condizioni sociali svantaggiate…sono d'accordo con te sulla perdita di fiducia e di autostima che accompagna chi perde un lavoro o chi fatica a trovarlo. C'è una strada, secondo me, alla portata di tutti che, sebbene non dia un sollievo economico, sicuramente aumenta l'autostima e la consapevolezza di essere individui capaci e "socialmente funzionali"..ed è il volontariato. Sono sempre più convinta che il volontariato sia, ad esempio, una cura alla depressione. Negli ultimi mesi ho lavorato presso un centro di servizi per il volontariato e ho potuto conoscere persone che, in vari modi, trovano nell'essere volontari una propria identità…proprio ciò che si smarrisce quando si perde un lavoro…perchè, non possiamo non ammetterlo, il lavoro plasma e scolpisce, a volte molto rigidamente, la nostra identità…
    un abbraccio!
    ele

    • Mario De Maglie ha detto:

      Il lavoro nobilita l’uomo si dice, ma in realtà il nobile era tale perchè non lavorava.

      Condivido l’importanza del volontariato perchè non è un lavoro con l’accezione che di solito ne diamo. Il volontario fa qualcosa per sè e per gli altri perchè lo vuole, non perchè spinto da esigenze materiali. Non credo sia però alla portata di chi ha necessità economiche impellenti.

      Il mio prossimo post sarà probabilmente dedicato al “discorso tipico dello schiavo” di Silvano Agosti che sa esprimere certi concetti meglio di quanto sappia fare io.

      Ricambio l’abbraccio.

  2. Mario De Maglie ha detto:

    Avevo scritto una risposta più articolata, ma non mi è stata pubblicata, per problemi  temporanei del sito, ed è andata persa.Ho fatto un sunto.

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