Riflessioni libere sull’abbandono (corsia preferenziale verso lo stalking)

“La paura di essere abbandonati”  è un timore dal quale nessuno può sentirsi esonerato, è collettivo, chiunque mi stia leggendo padroneggia l’argomento al pari mio.

Da cosa ci viene questa paura?  Essa ci deriva, in primis, dalla nostra stessa esperienza, più si va avanti con l’età più è difficile non aver provato l’interruzione di qualche legame affettivo significativo, un dolore più o meno grande che si cicatrizza col tempo, ma che è sempre pronto a far fuoriuscire ancora qualche goccia di sangue anche solo con il semplice ricordo.

L’essere abbandonati implica, per chi è stato abbandonato, un “non essere stato all’altezza di” e mina direttamente la nostra autostima e non importa quanto queste considerazioni siano realmente  oggettive, potremo valutarlo solo più in là con il tempo. Il nostro oggetto di amore/desiderio non ci ritiene più in grado di soddisfare quelle che sono le sue esigenze e in modo repentino o graduale ci toglie la possibilità di riparare e di rimetterci alla prova. Si è rotto qualcosa e non si può tornare indietro, ogni sforzo è inutile e può  sfociare nel patetico.

L’essere abbandonati implica la paura/possibilità di rimanere soli e la solitudine è un’animale dalle molte facce, alcune delle quali perfettamente in grado di mordere. In un primo momento idealizziamo chi ci ha abbandonato, le passate tensioni vengono sminuite finché, in un secondo momento, la rabbia prende un facile sopravvento. Si passa da “Era la donna/uomo della mia vita”- “Non troverò un altro/a come lui/lei” a “ Si è comportato/a malissimo con me”- “Non merito questo dopo tutto quello che abbiamo passato insieme” . Si passa dal “sono io che non valgo” a “è lei/lui a non meritarmi” con molta facilità e inevitabile amaro senso del ridicolo.

Il dato di fatto è che sia la paura di essere abbandonati sia l’esserlo realmente in determinate situazioni ci tolgono la lucidità che sarebbe poi invece necessaria per gestire l’inevitabile dolore e  rabbia che si attivano di conseguenza. Ed è così che la persona può diventare uno stalker.

Lo stalking, parola molto accattivante e pienamente english che veste di novità comportamenti che di accattivante e nuovo hanno ben poco.

Lo stalker è colui che con una serie di atteggiamenti e comportamenti affligge un’altra persone arrivando a perseguitarla, generando così in lei stati di ansia e paura che compromettono la quotidianità e le abitudini di vita di quest’ultima. Stalker può essere chiunque, ognuno di noi mette in atto tutta una serie di atteggiamenti e comportamenti tesi a modificare o a “riplasmare” i nuovi convincimenti dell’altro che non riconosciamo più. Molti di noi riescono a gestire il loro momento di scarsa lucidità dentro se stessi o rigettandolo, per quanto possibile, sulle altre relazioni più vicine. Altri non ce la fanno a contenere ciò che hanno dentro e lo devono riversare su colui/colei che è colpevole fondamentalmente di non comandare a bacchetta le proprie emozioni, ma semplicemente di seguirle con ciò che ne consegue, per quanto non sia mai facile affrontare la chiusura di una storia anche da parte di chi ne decreta la fine (anche se logicamente ha tempi e modalità di ripresa molto diversi e meno debilitanti).

Lo stalker è incapace di rassegnarsi all’abbandono e non è in grado di accettarlo e di solito non riesce neanche a comprendere la gravità dei suoi atti che partono come atti normali, ma vengono portati all’estremo.  Chi non ha mai mandato più di qualche messaggio ad un proprio ex specialmente durante la fase iniziale di separazione? Chi non è mai passato vicino casa del suo ex partner, casualmente o meno, ma sperando di vederlo? Diverso però è mandare decine e decine di messaggi al giorno che vanno dal chiedere perdono a minacce di varia specie e diverso è appostarsi intenzionalmente e frequentemente sotto casa.  Lo stalker parte con le nostre stesse modalità di reazione alla fine non voluta di una storia, ma non è in grado di fermarsi.

La differenza tra i nostri comportamenti di reazione all’abbandono e/o alla possibilità reale o meno che esso si verifichi e quelli degli stalker è minima. Ognuno è potenzialmente uno stalker e allora la domanda è: cosa trasforma la potenzialità in atto? Cosa permette comunque alla maggior parte di noi di fermarsi?

Forse una dose di amor proprio che non si è disposti a sacrificare, forse una maggiore capacità di ritrovare nuove e funzionali relazioni affettive in tempi relativamente brevi , forse le differenti reazioni di chi sta dall’altra parte e non è tollerante alle nostre insistenze, forse avere avuto in passato situazioni di abbandono/separazioni meno traumatiche,  forse il non sentire come un giudizio universale il giudizio di una singola persona, per quanto possa essere stata importante per noi…forse.

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